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Krstovic trascina il Lecce al Castellani. Empoli battuto 1-3

L’URLO DI WLADIMIRO FALCONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il Lecce esegue un colpo salvezza di cui aveva bisogno per respirare un’aria di classifica diversa. Al Castellani al 6′ ci pensa Tete Morente a sbloccare il risultato in favore del club pugliese per poi trovare anche il raddoppio cinque minuti dopo con Krstovic. L’Empoli prova a dare un senso al secondo tempo con la rete di Cacace al 47′ ma ci pensa ancora una volta Krstovic a chiudere i giochi al 91′ e a regalare tre punti preziosissimi alla squadra di Giampaolo.

Tabellino del match

Reti: 6′ Morente, 11′ Krstovic, 47′ Cacace, 91′ Krstovic

EMPOLI (3-4-2-1): Seghetti; Coglichidze, Ismajli (dal 21′ De Sciglio), Viti; Gyasi, Grassi (dall’80’ Henderson), Maleh (dal 75′ Fazzini), Pezzella (dall’80’ Sambia); Esposito, Cacace; Colombo. All. D’Aversa.

LECCE (4-3-3): Falcone; Guilbert, Baschirotto, Jean, Dorgu; Coulibaly, Pierret (dall’83’ Ramadani), Helgason (dal 52′ Kaba); Pierotti (dal 68′ Bonifazi), Krstovic, Morente (dall’88’ Karlsson). All. Giampaolo.

Arbitro: Daniele Chiffi

Ammoniti: 37′ Morente, 59′ Pierret, 83′ Krstovic

Una brutta Atalanta salvata dai legni. Con l’Udinese termina 0-0 e finisce a -2 dal Napoli

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NICOLO ZANIOLO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Primo tempo di grandi difficoltà per l’Atalanta che non ha praticamente mai impensierito Sava mentre l’Udinese crea prima l’occasione con Bijol al 33′ sul quale fa una grande parata Carnesecchi e poi al 45′ Sanchez prende il palo di testa e sulla ribattuta calcia sulla traversa.

Pareggio a reti bianche tra Udinese e Atalanta

I secondi 45 minuti viaggiano sulla falsa riga della prima frazione di gioco con l’Udinese che tiene molto bene il campo e un’Atalanta che fa fatica anche solo a creare pericoli alla retroguardia friulana. I bergamaschi si devono dunque accontentare di un punto e a parità di partite ha perso anche il primato occupato attualmente dal Napoli.

Tabellino del match

UDINESE (3-5-2): Sava; Kristensen, Bijol, Solet; Ehizibue (51′ Modesto), Lovric (67′ Atta), Karlstrom, Payero (67′ Ekkelenkamp), Kamara; Thauvin, Sanchez (79′ Bravo). All. Runjaic

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini (46′ Koussounou), Djimsiti (24′ Hien), Kolasinac; Bellanova, Ederson, De Roon, Zappacosta; De Ketelaere (82′ Brescianini), Pasalic (62′ Samardzic); Lookman (62′ Zaniolo). All. Gasperini

Arbitro: Maurizio Mariani

Ammoniti: 29′ Scalvini, 47′ Kolasinac, 56′ Lovric

L’annuncio di Conte: “Kvara ha chiesto la cessione. Sono deluso dal suo comportamento”

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Khvicha Kvaratskhelia, sullo sfondo Antonio Conte ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

È arrivato l’annuncio più inaspettato del weekend e che conferma le voci dei giorni scorsi che avrebbe visto Kvicha Kvaratskhelia lontano da Napoli già al termine del mercato di gennaio. A dichiarare la fine del rapporto tra il giocatore e il club è proprio il suo allenatore, Antonio Conte.

Le parole di Conte su Kvara

Kvara ha chiesto al club di essere ceduto, senza giri di parole. Mi è stato riferito questo e il giocatore mi ha confermato questa decisione. Personalmente provo una grande delusione: sono stato sei mesi a lavorare con lui, a farlo sentire al centro del progetto“. E ancora: “Il contratto doveva essere rinnovato e invece dopo sei mesi siamo tornati all’inizio. Vuol dire che anche io non sono stato così incisivo nel convincere le due parti nell’andare avanti insieme. Io non voglio costringere e incatenare nessuno. Ormai è una situazione che devono risolvere la società e l’entourage del giocatore. Le cifre sono state fatte, ora bisogna vedere“.

Torino – Juventus, le scelte di Vanoli e Thiago Motta: le formazioni

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DOUGLAS LUIZ IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Emergenza in attacco per i bianconeri. Thiago Motta per Nico González come terminale offensivo, supportato sulla trequarti da Yildiz, Koopmeiners e Mbangula. A centrocampo Douglas Luiz e Thuram.

Torino – Juventus, le probabili formazioni:

TORINO (4-2-3-1): Milinkovic-Savic; Vojvoda, Maripan, Coco, Sosa; Ricci, Linetty; Lazaro, Vlasic, Karamoh; Adams. All. Vanoli.

JUVENTUS (4-2-3-1): Di Gregorio; Savona, Kalulu, Gatti, McKennie; Douglas Luiz, Thuram; Yildiz, Koopmeiners, Mbangula; Nico González. All. Thiago Motta.

L’amore ha l’amore come solo argomento: il Genoa di Fabrizio De André

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Fabrizio De André e il Genoa non è un amore comune. L’amore di Faber per il suo Grifone è viscerale, un qualcosa che scava nel profondo, qualcosa che finisce nei suoi diari, in una costante indissolubile della sua esistenza. D’altronde, questo amore non può che trasformarsi in sorta di poesia, di quella poesia che è la sua musica, il suo modo di cantare gli ultimi, gli umili e la sua Genova.

Peccato di gioventù, l’innamoramento nella domenica di gennaio

Jacopo Da Lentini, poeta del XIII secolo, scriveva “li occhi in prima genera[n] l’amore e lo core li dà nutricamento”. Ecco che l’innamoramento di De André per il Genoa sboccia il 5 gennaio 1947 al Luigi Ferraris. Il piccolo Fabrizio, di appena 7 anni, quasi compiuti, va allo stadio con suo papà Giuseppe e suo fratello maggiore, Mauro, entrambi tifosi del Torino, avversario dei rossoblù quel giorno. “Mio padre mi portò allo stadio Marassi per una partita Genoa-Torino. Mi ricordo che quasi subito, forse per una sorta di antagonismo precoce, mi scoprii genoano contro mio padre e mio fratello che erano accesi torinisti. […] Mi pare che il Genoa avesse anche perso e in questo senso anticipai una mia tendenza che si sarebbe poi rivelata frequentando le scuole medie: ho sempre avuto un debole per i troiani e una forte antipatia verso gli achei e in questo sono confortato dall’opinione che anche il vecchio Omero la pensasse così, malgrado fosse probabilmente greco” – racconta nei suoi diari il giovane Faber.

Ricordava bene, Fabrizio. Il Genoa perse 2-3, andando addirittura sotto di tre reti – con gol di Ossola, Grezar e Ferraris per gli ospiti; Verdeal e Trevisan per i rossoblù. Perse proprio come il giorno della sua nascita, il 18 febbraio 1940. A Novara, in quel freddo pomeriggio invernale, in cui Grifone uscì sconfitto per 3-1.

Storia di un impiegato: i diari e l’ossessione

Da quel momento, i diari del cantautore si costellano di formazioni reali e probabili, sognate e concrete, di numeri, statistiche, scontri diretti, conteggi per arrivare alla salvezza. Un rapporto maniacale, stretto, intimo. In loro c’è l’atto di fede “laica” e quel bisogno di “schierarsi a favore di un partito” che è il tifo, la necessità di “identificarsi in un gruppo che ha come fine la lotta per la vittoria contro altri gruppi”, quella costante di scontro tra “classi” che si può ritrovare nel suo racconto e nei suoi personaggi. Dunque, De André si identifica nel Genoa, la squadra della sua città, e il Genoa, da lì, comincerà ad identificarsi in De André.

Hotel Supramonte con vista sul Ferraris

Il 29 agosto 1979 Fabrizio De André e Dori Ghezzi vengono rapiti in Sardegna. Durante il periodo di prigionia l’amore di Faber per il Genoa non si dissolve, anzi, ne amplifica le fattezze, diventando la finestra verso il modo esterno, lontano dalle sofferenza. Dori racconta: “In prigionia praticamente non potevamo fare nulla, non ci davano la possibilità né di leggere i giornali, né di ascoltare radio, perché non ci arrivassero notizie che in qualche modo potessero riguardarci, però se il Genoa vinceva o perdeva quello ce lo dicevano. Perché lo facevano? Perché lo chiedeva Fabrizio! Gli chiedeva: “Ditemi che ha fatto il Genoa”” (Il Grifone Fragile. Fabrizio D’André: storia di un tifoso del Genoa, Tonino Cagnucci, 2013).

Verranno a chiederti del nostro amore

L’amore ha l’amore come solo argomento, ma il coinvolgimento emotivo mette Faber di fronte alla necessità di non scrivere nulla sul suo Genoa.

“Al Genoa avrei scritto una canzone d’amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo”.

A 26 anni dalla morte del cantautore genovese e genoano, arrivata l’11 gennaio 1999, il suo popolo continua a ricordarlo ed omaggiarlo e lo farà domani prima della gara contro il Parma, a sottolineare quanto Fabrizio De André sia diventato simbolo di quei colori e di quella gente.