Nole is Back! Djokovic sul tetto del mondo per la quarta volta

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Breve ma intensa. Non ci sono altre parole per descrivere la finale di Wimbledon numero 132. Nole si era detto simpatizzante della Croazia, impegnata dalle 17.00 a Mosca nella finale dei Mondiali, e probabilmente è proprio per poterla sostenere che ha deciso di liquidare rapidamente il suo avversario Kevin Anderson.

RE DJOKOVIC

Primi due set fotocopia a favore del campione serbo che con un doppio 6-2 riesce subito a mettere le cose in chiaro. Break già a partire dal primo game, per poi replicare sul 3-1. Nel terzo set Anderson, reduce dal match maratona di oltre 6 ore giocato appena due giorni prima con l’americano Isner, riesce a reggere fino al tie break per poi soccombere 7-3, consegnando a Djokovic il quarto successo ai Championships. 

IL FILM DEL TORNEO

Sembrava impossibile ma ce l’ha fatta. 363 giorni dopo la delusione per il forfait forzato ai quarti di Wimbledon contro Berdych, il campione serbo è tornato a trionfare in un torneo dello slam, rientrando di diritto nella top 10 del ranking ATP. Il doppio 6-2, in aggiunta al 7/6 ottenuto nel terzo set, permette a Djokovic di conquistare per la quarta volta “Arthur” al termine di due settimane a dir poco perfette.
La sconfitta al Queen’s, in finale contro Cilic, a dieci giorni dell’avvio dell’evento dell’anno poteva tranquillamente essere il preludio di una disfatta, dato lo strepitoso stato di forma di Nadal e i favori del pronostico del tutto orientati a vantaggio di Re Roger.
L’ex numero 1 del mondo però, grazie al supporto di coach Vajda, è stato capace di scendere in campo con la stessa intensità, grinta e concentrazione tanto contro Sandgren al primo turno, quanto contro Anderson in finale. Nonostante il vero capolavoro sia stato messo in atto nella semifinale giocata tra venerdì e sabato con un avversario del calibro di Nadal, affondato in 5 set in 5 ore e 25 minuti.
La vittoria non può che stampare sul volto di Novak un bel sorriso; lo stesso che potranno godersi gli appassionati di tennis per aver avuto modo di ritrovare, al termine di un lungo periodo a dir poco delicato, uno dei giocatori più brillanti della storia.