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Milan, in arrivo rinforzi per Fonseca: tutti i nomi per il centrocampo

paolo fonseca
PAULO FONSECA SORRIDENTE ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

Il Milan continua a vivere alti e bassi e al momento non ha la continuità necessaria per competere alla corsa scudetto. Un aiuto per il tecnico Fonseca potrebbe arrivare da qualche inserimento nel mercato di gennaio. Il reparto più in difficoltà è il centrocampo, dato che Bennacer dovrebbe tornare al suo apice nel febbraio 2025, mentre Fofana ha bisogno di riposarsi, non avendo un sostituto.

Milan, arriva Frendrup?

Secondo il “Corriere dello Sport”, Jeffrey Moncada sta monitorando la situazione di Morten Frendrup. Il centrocampista del Genoa potrebbe lasciare il club con un’offerta di 15 milioni di euro. Un altro posto vacante da coprire riguarda il vice Theo Hernandez. Diversi giocatori si sono alternati negli ultimi due anni, ma nessuno ha del tutto convinto. L’occasione potrebbe arrivare dalla Fiorentina, dove Fabiano Parisi fatica a trovare spazio dopo l’arrivo di Gosens e potrebbe chiedere il prestito a gennaio.

Ibrahimovic: “L’obbiettivo del Milan è tornare a vincere in Europa. Pulisic e Reijnders sono fondamentali per noi”

ZLATAN IBRAHIMOVIC PENSIEROSO GUARDA IN ALTO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato un’intervista a Champions League Magazine prima di Real Madrid-Milan pubblicata nella giornata di oggi.

Ibrahimovic: “Il Milan è il club che mi ha dato di più in carriera”

Quali sono le emozioni per i 125 anni del Milan?

Si vede nel club: tutti sono entusiasti. Faremo grandi cose per il 125° anniversario e abbiamo qualche sorpresa in programma. Il Milan fa parte della storia del calcio. Noi siamo solo una nuova generazione in questa storia. E andiamo indietro nel tempo, portiamo il passato al presente, e lo mescoliamo. Questo è ciò che rappresenta il Milan. Lo facciamo dall’interno e, ovviamente, ognuno ha la sua opinione dall’esterno, ma dobbiamo ricordare a noi stessi come era prima per andare verso il futuro. E mentre sono qui, voglio ringraziare Berlusconi e Galliani, perché siamo tutti qui grazie a loro”.

Cosa ti ha spinto a tornare al Milan?

Credo nel progetto, credo in ciò che rappresenta il Milan, e penso di condividere la stessa visione delle persone che ci lavorano e della proprietà perché vogliono fare cose straordinarie. Vogliono fare la storia, vincere, e quando si parla di vincere, è lì che mi sento vivo, perché voglio vincere, farò qualsiasi cosa per vincere e non mollo finché non vinco. Ora lavoro per il club da un’altra prospettiva. Non posso influire o dare il mio contributo in campo, sto lavorando dall’esterno, ho molto da imparare. Entro in questa nuova situazione con umiltà, passo dopo passo, e sto imparando molto. Mi sento legato al Milan in un modo particolare anche dopo la mia carriera, e voglio fare grandi cose con il Milan”.

Che rapporto hai con questo club storico?

Ho giocato in molti club, club straordinari, grandi squadre, ma il club che mi ha dato di più nella mia carriera è il Milan. Sono stato qui due volte, e apprezzo molto ciò che rappresenta il Milan. La prima volta che ero qui, ho provato felicità nel giocare, e la seconda volta mi hanno dato amore, e sento di voler solo restituire qualcosa. Sono orgoglioso, felice e molto ambizioso nell’aiutare e restituire. Non sono in una situazione in cui voglio ricevere; al contrario, voglio dare qualcosa in cambio. Ovviamente, non mi sento frustrato, anche se a volte vorrei essere in campo e aiutare direttamente il Milan, ma ora gioco un ruolo diverso e accetto di essermi ritirato, quindi contribuisco da un’altra angolazione”.

Com’è la vita dopo la carriera da calciatore?

Dico, da quando ho accettato di smettere di giocare, sto bene. Sono in pace con questa decisione, quindi non sento la mancanza di giocare a calcio. Quando dico che a volte mi sento frustrato a non essere in campo, è più per via della mia esperienza e di quello che so fare. Ma non è che mi manchi giocare in sé. Da quando ho deciso di smettere, sono in pace con questo. Sono felice, mi sento bene, e lavoro con impegno in questo nuovo ruolo. Ho ottimi colleghi e lavoro con persone valide che mi aiutano, quindi siamo un grande team. Siamo giovani, affamati, con grandi ambizioni e una grande visione, e nessuno è soddisfatto finché non otteniamo ciò che vogliamo, che è vincere. È davvero straordinario, quindi io li seguo”.

Che rapporto hai con i calciatori?

Parliamo molto con i giocatori. Io personalmente parlo molto con loro, ho contatti quotidiani. Fa parte del mio ruolo stare vicino a loro, aiutarli, consigliarli. Ci sono dinamiche diverse nelle varie situazioni e fa parte del mio percorso”.

Qual è la tua ambizione col Milan?

L’ambizione è fare la storia. Fare la storia significa vincere trofei, e il Milan storicamente ha vinto molti trofei, quindi è qualcosa che va avanti. Ovviamente puntiamo a questo, ma è un lavoro in corso. Tante cose devono andare al loro posto e bisogna fidarsi del processo, perché si lavora in modo diverso e sotto condizioni diverse. Per esempio, diamo molta attenzione ai giovani ora perché crediamo in loro. Vogliamo offrire loro una piattaforma dove possano crescere e diventare giocatori di alto livello in Serie A. Solo questa stagione abbiamo creato Milan Futuro, una parte della nostra accademia. L’abbiamo creata questa stagione perché ci crediamo fortemente. Diamo grande attenzione ai giovani per sviluppare il futuro, e con Milan Futuro, diamo loro la possibilità di giocare anche calcio professionistico in Serie C, che è una grande sfida. Ma il cuore del nostro lavoro è la prima squadra; quindi, tutte le risorse e gli sforzi sono dedicati a essa. Lavoriamo duro e abbiamo grandi ambizioni, come ho detto. I risultati devono arrivare perché, se non vinci, non ottieni qualcosa in cambio. Quest’anno mancano alcuni risultati, ma ci sono molte novità nel club. Milan Futuro è una novità, stiamo cambiando l’accademia, abbiamo un nuovo allenatore, nuovi giocatori. Sono tante cose nuove che devono integrarsi e, quando lo faranno, cominceremo a volare”.

Cosa serve per un Milan globale?

“Il Milan è già globale. Guardando alla storia, il Milan è globale. È conosciuto in tutto il mondo; ovunque andiamo, è conosciuto. E guardando ai risultati storici, il Milan è al vertice. Ora il Milan non ha sofferto, ma ha avuto meno successo in Europa, e uno dei nostri obiettivi è tornare al top del calcio europeo, perché il Milan appartiene al calcio europeo di vertice. Ma non ci sono scorciatoie per arrivarci. Se guardiamo al calcio italiano, non possiamo paragonarlo alla Premier League. Dobbiamo lavorare in condizioni diverse, essere più intelligenti e fare mosse diverse, e questo è ciò che stiamo facendo. Lo scopo è rimanere chi siamo e arrivare sulla scena globale, perché il Milan è globale”.

Su Pulisic e Reijnders…

Penso che Christian sia il nostro “Captain America”. Sta facendo cose straordinarie, si vede che è felice; essere al Milan rende felice ogni giocatore. Questa non è solo una mia opinione; ogni giocatore ti direbbe la stessa cosa. Hanno un contesto ottimale per concentrarsi solo sul calcio e sul rendimento in campo. Per quanto riguarda Pulisic, lo abbiamo rivitalizzato e ora si vede che è davvero felice in campo, e per questo sta rendendo ad alto livello. Anche fuori dal campo è fondamentale per noi. Quanto a Reijnders, penso sia il giocatore che è cresciuto di più in breve tempo. È arrivato dall’Olanda, dal grande lavoro fatto all’AZ, e sta facendo un lavoro eccezionale. È diventato un giocatore importante per la squadra, per il club e per la sua nazionale, dimostrando di essere un profilo di alto livello. Sono molto soddisfatto di entrambi, e sono fondamentali per noi”.

Il Milan ha sempre puntato su giocatori olandesi.

“Se andiamo indietro, c’è il trio storico con van Basten, Frank Rijkaard e Ruud Gullit, che sono stati icone e simboli del club. I giocatori olandesi hanno un bel curriculum nel club, e Reijnders sente un po’ la pressione di essere olandese e dover dimostrare il suo valore. Ma sta facendo un ottimo lavoro. Siamo molto soddisfatti di lui, e deve continuare così. Come ogni giocatore del Milan, però, verrà ricordato per ciò che vince. Se non vinci, non vieni ricordato”

Roma, prende quota la soluzione Ranieri | L’allenatore pronto a tornare a Trigoria

CLAUDIO RANIERI SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Roma, è caos allenatore. Torna Ranieri?

Tra Montella e Sarri spunta il ritorno di Claudio Ranieri. E’ questo il nome che prende quota negli ultimi minuti visto che secondo quanto riportato da TMW, l’allenatore romano sarebbe in partenza verso Londra insieme al suo agente per parlare con la famiglia Friedkin. Sul piatto un contratto da 6 mesi fino al 30 giugno prossimo.

ESCLUSIVA – Scarnecchia: “Alla Roma manca il carisma, non vedo reazioni. Serve normalità”

Roberto Scarnecchia, ex calciatore di Napoli, Roma e Milan, è intervenuto ai microfoni di SportPaper TV, condotto da Roberta Pedrelli, su RadioRoma News e Bom Channel.

ESCLUSIVA – Scarnecchia: “De Rossi è intelligente, avrà imparato”

Cosa cambieresti del VAR, è necessaria la presenza di un ex calciatore?

“Ci dovrebbe essere più omogeneità nel giudizio. Purtroppo ci sono dei parametri diversi che portano alla polemica. C’è poca chiarezza, andrebbe regolamentato meglio”.

La confusione regna sovrana a Roma. El Shaarawy poco impiegato con De Rossi. 

“De Rossi ha fatto diversi errori nelle quattro partite disputate. Questi errori gli sono costato l’esonero perché ha voluto provare, cosa che non si può fare nelle grandi squadre. Spalletti a Napoli ha fatto sempre la stessa formazioni. Svilar, El Shaarawy che non giocava, Dybala”.

L’errore è stato il triennale a De Rossi?

“De Rossi ha imparato, è un uomo intelligente, ha capito qual è stato l’errore. Se un giorno dovesse tornare farà bene. Ranieri sarebbe l’uomo giusto, alla Roma serve normalità”.

Cosa significa in questa piazza essere profeti in patria, quanto è difficile?

“La Roma è abituata a giocatori di grande personalità, come già visto in passato, cosa che non ho visto. Io avevo calciatori che rispondevano, con carisma, Bruno Conti saltava un metro e mezzo per prendere per il colletto Brio. Manca proprio questo: il carattere. Lorenzo Pellegrini deve scontrarsi con i tifosi, mandarli a quel paese. Manca questo. Sembra che siano tutte fighettine. Io a 60 anni scenderei in campo e litigherei con tutti”.

 

Italia, Il Punto di svolta di Spalletti

nazionale italiana di calcio
IL CT AZZURRO LUCIANO SPALLETTI PENSA ALLE CONVOCAZIONI PER EURO 2024 ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

Italia, il punto sulle prossime sfide contro Belgio e Francia

Basta un punto a Luciano Spalletti per qualificarsi ai quarti di Nations League nella
doppia sfida francofona in casa del Belgio prima e poi contro la Francia poi
domenica sera Milano. Ci arriviamo da favoriti (e chi l’avrebbe detto solo l’estate
scorsa?!) alla luce delle due ottime prestazioni contro le medesime squadre di poche
settimane or sono a campi invertiti.
Ma il punto non è quello aritmetico; è il punto di svolta nella nuova vita di CT di
Luciano Spalletti il vero fattore. La metamorfosi sarà completa solo quando il
traguardo della qualificazione sarà raggiunto, e ci sentiamo di sbilanciarci
favorevolmente in tal senso. Fa bene il Commissario Tecnico dell’Italia a
ridimensionare i facili entusiasmi, a parlare degli effetti collaterali della presunzione
nel corso della conferenza stampa di Coverciano, ma mai come adesso l’ottimismo è
doveroso. La delusione generata dalla pessima prestazione della nostra Nazionale
nello scorso Europeo sembra distante come se improvvisamente fossimo stati
proiettati in un nuovo ciclo generazionale, eppure parliamo di pochissimi mesi. In
questa umidiccia estate ci siamo divisi – come da tradizione – tra “accusa allenatori”
e “accusa giocatori”. Allineandosi con la seconda scuola di pensiero è stato facile
giustificare Spalletti con il poco tempo avuto a disposizione per creare una sua
Nazionale. Ora – in un pur così breve periodo – possiamo non solo confermare che
la seconda tesi era la più veritiera, ma anche stupirci per la qualità di calcio che
adesso gli Azzurri mettono in luce.
Una delle chiavi di lettura di questo cambiamento stupefacente l’ha proposta lo
stesso Luciano Spalletti in conferenza.

Il gruppo è più giovane rispetto al passato? Il ricambio generazionale lo avevo
annunciato nella conferenza contro la Svizzera, dopo aver detto che sarei rimasto.
Perché la prima domanda che mi avete fatto è stata quella, se mi dimettevo o no…
Avevo detto che avrei abbassato l’età della Nazionale: pensavo di farlo e l’ho fatto. 

C’è poi un altro fattore ulteriormente sorprendente: la questiona attaccanti. Quello
che agli occhi di tutti è stato definito come il nostro tallone d’Achille è stato risolto
dagli sviluppi anche qui inattesi del nostro campionato. Non sono i Morata, i Lukaku
o i Vlahovic a dominare la classifica dei capocannonieri, bensì due italiani come
Moise Kean e Mateo Retegui (in realtà argentino naturalizzato italiano, ma di questi
tempi bisogna essere di larghe vedute). Questa Serie A bellissima come detto dallo
stesso Spalletti in sala Stampa sta effettivamente offrendo ottimo materiale umano
con cui sperimentare. Un Campionato “allenante” per dirla con Capello, molto

competitivo e livellato, con le così dette provinciali che vendono cara la pelle. E
Spalletti sta sapientemente dando una opportunità a tutti i più giovani, affiancandoli
ai nuovi Senatori da lui recentemente eletti.
Se guadagneremo un punto o meno in queste due partite lo scopriremo. Ma
l’importante è Il Punto di Svolta raggiunto dal nostro CT.