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Spagna-Inghilterra, le ultimissime sulle formazioni

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LUIS DE LA FUENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Arriva il giorno della finale di UEFA EURO 2024 tra Spagna e Inghilterra. Furie Rosse a caccia della quarta coppa europea della propria storia, Tre Leoni, alla seconda finale consecutiva, alla ricerca del primo trionfo continentale. Si parte alle 21. Il CT iberico, de la Fuente, opta per il 4-2-3-1. Conferma per Yamal, Olmo e Nico Williams alle spalle di Morata. In mezzo al campo spazio per Fabian Ruiz e Rodri. Difesa con Le Normand e Laporte, supportati da Carvajal e Cucurella. Tra i pali c’è Unai Simone. Nell’Inghilterra è 3-4-2-1. Southgate lancia Walker, Stones e Guehi come linea difensiva. Centrocampo con Mainoo e Rice, sostenuti da Saka e Trippier sulle fasce. In attacco Kane, con Bellingham e Foden sulla trequarti.

Spagna-Inghilterra, le probabili formazioni:

SPAGNA (4-2-3-1): Unai Simon: Carvajal, Le Normand, Laporte, Cucurella; Fabian Ruiz, Rodri; Lamine Yamal, Dani Olmo, Nico Williams; Morata. CT. de la Fuente.

INGHILTERRA (3-4-2-1): Pickford; Walker, Stones, Guehi; Saka, Mainoo, Rice, Trippier; Foden, Bellingham; Kane. CT. Southgate.

L’eccezione Ciro, storia di un grande amore. E che accoglienza da re in Turchia!

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LA GRINTA DI CIRO IMMOBILE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Era una sera di quasi estate; la Lazio tornava finalmente ad alzare un trofeo; il primo per me che ero troppo piccolo nel 74’. L’uomo determinante quella sera fu il carneade Gottardi, quello decisivo il giovane Nesta, ma il perno centrale della squadra, impassibile ed infallibile dal dischetto era Jugovic, serbo di ferro che alla Lazio balló per una sola annata.

Dalla sua improvvisa e dolorosa partenza m’imposi di non affezionarmi più a nessun calciatore: da allora per me ci sarebbe stata “solo la maglia”.

Negli anni a venire sono stato poi folgorato dalle giocate di Zarate, estasiato dalla classe di Klose ed ho volato pindaricamente sulle invenzioni di Anderson, le magie di Luis Alberto e le prodezze poderose di Milinkovic; ma più nessuno mai ha rubato calcisticamente il mio cuore.

Per Ciro Immobile tuttavia devo fare una piccola eccezione. La tessera da giornalista con conseguente possibilità d’ingresso in tribuna stampa, non mi ha consentito a mo’ di “voto” di acquistare un abbonamento al suo approdo in biancoceleste come feci anni prima per Signori, ma ero fermamente convinto che avrebbe sostituito al meglio l’anziano bomber teutonico ritrovando lo smalto parzialmente perduto nelle sue campagne in Spagna e Germania.

Col tempo ci siamo abituati alla sua andatura ciondolante per il campo, alle sue rincorse, alla sua indole generosa, al suo volerci essere sempre e a tutti i costi… ma soprattutto ci siamo abituati ai suoi gol, realizzati in ogni modo: di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia, al volo, d’astuzia, di classe, su rigore. Per ben 207 volte abbiamo esultato alle sue realizzazioni, spesso decisive, quasi mai banali. A volte ci ha fatto arrabbiare o sospirare per una finalizzazione fallita o un’occasione mancata, ma quasi sempre a stretto giro di posta ci mandava di nuovo in visibilio con l’ennesima rete, l’ennesimo slancio.

Immobile e la Lazio, è solo un arrivederci?

Per tre volte è stato capocannoniere con l’aquila sul petto, battendo record che parevano inarrivabili, calzando la Scarpa D’Oro e portando ovunque il nostro orgoglio, anche sul tetto d’Europa con la casacca azzurra.
Per tutto questo, ma anche per il suo essere il più normale e semplice possibile in un mondo ormai artefatto e troppo “social” per essere vero, non potrò mai dimenticarlo; le generazioni future avranno lui come figura di riferimento lontana e inarrivabile come per me è stato Piola.
Ciro, che pure portava il numero 17, ha idealmente ereditato la 9 del più grande centravanti italiano della storia, seguendo il corso di Chinaglia, Giordano, Signori e Klose, superandoli e distaccandoli tutti!

Con lui in mezzo all’area avevamo sempre una soluzione, un appiglio, una via d’uscita, e poco conta se negli ultimi tempi il suo rendimento fosse calato, in fondo le bandiere restano sempre tali, anche quando il tempo ne sbiadisce i colori o ne logora un pochino il tessuto; sono sempre lì, a farci coraggio, pronte ad essere nuovamente sventolate con veemenza per festeggiare una vittoria o rivendicare un’appartenenza…

Ecco, ovunque andrà nel suo percorso di vita e di calcio Ciro Immobile non sarà mai lontano, perché appartiene ormai, e da oggi ancor di più, a quello strano, incontrollabile ed imprevedibile Mondo chiamato Lazio.

Forse poteva finire diversamente, forse avrebbe potuto chiudere qui la carriera, magari con un ruolo “alla Altafini” che Sarri, irritandolo, gli aveva già presagito, ma non sempre le vicende della vita assecondano i desideri, forse doveva andare proprio così..

Idealmente chiudo gli occhi e mi ritrovo in un Olimpico gremito ed esultante mentre una voce grida: “…vola l’aquila con la maglia numero 17, il capitano, Cirooooo…” e cinquantamila anime che rispondono esultanti “IMMOBILE”.
Buona fortuna al RE.

Juventus, Soulè vuole la Roma. Per il futuro si torna a pensare a Berardi

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DOMENICO BERARDI RAMMARICATO ( FOTO KEYPRESS )

Matias Soulè vuole la Roma. Sembrerebbe questo il messaggio lanciato dal classe 2003 delle ultime ore nei confronti del club bianconero. Secondo quanto riportato da “Eurosport”, l’argentino classe 2003 avrebbe ricevuto certezze da De Rossi, che vuole fortemente il calciatore, che avrebbe rifiutato il Leicester e la Premier League.

Juventus, pronto il piano Berardi

Il neo ds della Roma, Ghisolfi, sarebbe pronto a offrire 20 milioni di euro al talento ex Frosinone. La Juventus dal canto suo starebbe lavorando già a nuovi acquisti e starebbe, secondo quanto riporta Sky Sport, ripensando a Domenico Berardi, calciatore sceso in B con il Sassuolo.

Capello scommette: “Milan, Morata è la scelta giusta. A Leao può far comodo”

atletico madrid
ALVARO MORATA RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, Fabio Capello, ex allenatore di Roma e Milan, ha parlato del ritorno in Italia di Alvaro Morata, ormai prossimo ad approdare a Milanello.

Capello: “Morata professionista serio”

Queste le sue parole: “Alvaro Morata è la scelta giusta, l’ho visto pimpante anche all’Europeo. Ma sullo spagnolo i dubbi sono pochissimi: è un professionista serio, bravo nei movimenti, mai passivo nel ricevere la palla. Farà comodo a Leao, augurandomi che Rafa prenda esempio proprio da Morata in fatto di impegno e coinvolgimento”.

Da Wembley a Berlino, lo scettro cambia padrone: è ora di guardarsi allo specchio

Nazionale italiana di calcio ph: Fornelli/Keypress

Spettatori, ancora una volta, ma con un trono da cedere

Giù dal trono, nell’abisso profondo. Questa è la morsa che attanaglia la Nazionale italiana dopo la vittoria di UEFA EURO 2020. La sera di Wembley la ricordiamo tutti, l’abbraccio tra Vialli e Mancini, l’innocenza dello sguardo di Donnarumma, ancora inconsapevole di quanto accaduto dopo il rigore parato, l’euforia fanciullesca di Bonucci e Chiellini, i canti, i festeggiamenti; la ricordiamo esattamente come se fossi ieri, ma ieri non è, e la realtà è ben diversa. Questa sera, dalle 21, l’Italia scenderà dal trono di campione d’Europa e dovrà fare i conti nuovamente con i propri demoni, quelli del pomeriggio di Berlino contro la Svizzera, quelli di Palermo contro la Macedonia del Nord e di San Siro con la Svezia, per provare a ricostruirsi, consapevole dell’enorme difficoltà di percorso. A Berlino, uno stadio che ci ricorda cosa siamo stati, guarderemo, con lo sguardo disincantato di chi non ha fatto nulla per tornarci, i nostri rivali nella finale di Londra tornano giocarsi nuovamente la coppa, contro gli avversari della semifinale, nella medesima competizione e nelle due Nations League. Dopo tre anni, finalmente, l’appagamento da vittoria, lo stesso che ha ci mostrato una squadra sempre disunita e mai uguale a sé stessa, è terminato. È ora di tornare alla realtà, a chiedersi cosa c’è che non va, con una rinnovata consapevolezza e i segni sulla pelle di una serie di disfatte, con l’obiettivo di non vivere da spettatori impassibili altre notti come questa. Non è più tempo di vivere di ricordi.