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Norvegia-Spagna, Haaland contro Morata | Le ultimissime

Spagna
Esultanza Luis Enrique ph: Fornelli/Keypress

Non sarà solo Haaland contro Morata, perchè Norvegia e Spagna vogliono a tutti i costi tre punti per chiudere in un modo o nell’altro il discorso qualificazione per Euro 2024.

Norvegia-Spagna, le probabili formazioni

NORVEGIA (4-3-3): Nyland; Ryerson, Ajer, Ostigard, Meling; Odegaard, Berge, Aursnes; Sorloth, Haaland, Nusa.

SPAGNA (4-3-3): Unai Simon; Jesus Navas, Le Normand, Laporte, Fran Garcia; Merino, Rodri, Gavi; Ferran Torres, Morata, Zaragoza

Scommesse, il fallimento del Decreto Dignità

Scommesse
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Decreto Dignità? Un flop…

Il fenomeno scommesse è all’ordine del giorno, nei mesi scorsi si è parlato molto del Decreto Dignità, nato per arginare il problema ludopatia, i dati parlano di fallimento.

A spiegarlo, Andrea Alemanno, docente dell’Università Bicocca di Milano e portavoce di Ipsos Italia in materia di sostenibilità, come riporta gazzetta.it:

Professore, il Decreto vieta la pubblicità al gioco d’azzardo, ma quei siti di news che formalmente danno risultati contengono nel nome un riferimento ad altri siti di scommesse online. “Uno degli obiettivi del Decreto era ridurre la propensione al gioco e ridimensionare il gioco eccessivo. Ma perseguire il fine solo con un divieto di comunicazione è risultato alla fine velleitario. La pecca del decreto è che avendo limitato tantissimo la possibilità di comunicazione a chi pratica gioco legale, ha anche indirettamente limitato la possibilità di far capire bene che c’è un gioco legale e un gioco illegale. Essendosi ridotto il contrasto al mercato illegale proprio per mancanza di comunicazione, oggi abbiamo 4,4 milioni di giocatori in canali illegali, ovvero il 17% su 21 milioni di scommettitori. Ed essendo il fatturato dell’illegale di 1,9 miliardi, se le giocate fossero state fatte in ambito legale, lo Stato avrebbe incassato un miliardo. Come tutti i decreti su un tema così complesso, anche questo andava aggiornato analizzandone gli effetti”.

Un altro canale è costituito dagli spazi dedicati ai siti di scommesse in tv: solo pubblicità?
“Le quote sono un argomento che fa notizia, serve pure agli opinionisti. Forma di comunicazione che spesso porta al gioco chi è già propenso al farlo: è indirettamente un modo per fare pubblicità, ma non è solo pubblicità”.

Essendosi ridotto il contrasto al mercato illegale per mancanza di comunicazione, oggi abbiamo 4,4 milioni di giocatori in canali illegali

Le società di calcio, proprio in forza del decreto, hanno perso importanti sponsorizzazioni.
“Si profila un danno, è certo, ma dipende da come si reagisce. È già successo con la Formula 1 per la pubblicità delle sigarette e in quel caso si trovarono altre forme di introito. L’aspetto che preoccupa di più è che forse non si sia generato, a valle del decreto, un dibattito culturale sul tema”.

Nel momento in cui vende i diritti, la Lega potrebbe inserire una clausola sugli spot?
“Sì, ma non so che effetto potrebbe avere. È un soggetto privato e i suoi interessi potrebbero anche non coincidere con gli interessi degli altri soggetti della filiera e quelli dello Stato”.

Il ministro Abodi ha annunciato di voler superare il decreto: qual è la soluzione più efficace?
“Nel momento in cui lo Stato vuole farsi carico dei danni provocati dal gioco eccessivo e illegale, deve imporre loghi chiari per identificare se il sito è legale o no e strumenti di controllo pubblico, ad esempio incrociando i dati dei conti di gioco e reprimendo i siti illegali, sviluppando pure strumenti di autocontrollo per i giocatori. In Italia giocano in 21 milioni, il gioco è una grande industria dell’intrattenimento. E per affrontare i problemi occorrerebbe coinvolgere tutti i player: dai consumatori all’Agenzia delle Entrate. Sarebbe utile arrivare ad un codice di autodisciplina”.

Anche i calciatori milionari sono soggetti vulnerabili?
“Il problema è che giocano troppo due categorie distinte di persone: chi ha bisogno di soldi e spera di cambiare la propria vita, e chi ama molto il rischio e lo cerca a prescindere. Giocano eccessivamente online soprattutto persone di classe sociale agiata, nelle quali troviamo di certo i calciatori, che possono sopportare grandi perdite. Condivido le dichiarazioni sul tema di Aldo Serena. Sono ragazzi che rischiano di vivere in una bolla isolata dalla realtà: nessuno delle loro famiglie ha avuto a quell’età tutti quei soldi. Solo una maggiore vigilanza sul singolo può aiutare”.

La pandemia sembrava aver alimentato le dipendenze da gioco, oggi qual è il disagio?
“Il gioco è un bene come tutti gli altri, nei momenti di crisi viene ridotto. Però su alcuni soggetti marginali la situazione economica potrebbe favorire il gioco eccessivo. Inoltre, ci sono persone che, anche grazie alla tecnologia, si chiudono in una cerchia che adotta comportamenti simili, come credo sia il caso dei calciatori coinvolti nell’inchiesta”.

 

Inter, il dopo Zhang. Una cordata pronta ad acquisire il club nerazzurro?

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STEVEN ZHANG SORRIDENTE FILMA LA FESTA DELL'INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Zilliacus chiama assim Bin Hamad Al Thani all’Inter

Jassim Bin Hamad Al Thani e Zilliacus alla guida dell’Inter? Il primo ha ufficialmente mollato la corsa al Machester United e su Twitter spunta un clamoroso indizio con l’Inter protagonista. Thomas Zilliacus, uomo d’affari finlandese che da mesi strizza l’occhio all’Inter, ha rivolto un appello senza mezzi termini: “Sono felice di vedere che sei giunto alla stessa conclusione a cui sono arrivato io qualche mese fa – ha scritto -. Adesso uniamo le forze e acquistiamo un top club italiano e rendiamolo il migliore del mondo!”.

Nohra (Chief Saudi Pro League): “Sto aspettando Mourinho. Lui come Cristiano Ronaldo”

LA CONCENTRAZIONE DI JOSE MOURINHO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervenuto al Festival dello Sport, Carlo Nohra, Chief Operating Officer della Saudi Pro League), ha parlato del possibile arrivo di Josè Mourinho in Arabia Saudita.

Nohra: “Mourinho sarebbe un grande salto di qualità”

Questo uno stralcio dell’intervista riportata da “La Gazzetta dello Sport”:

Mourinho ha parlato di un’offerta rifiutata, potrebbe essere il prossimo traino per la Saudi League?
“Personalmente lo sto aspettando, ma non so se posso parlare a nome dell’Arabia Saudita. Non c’è dubbio che il cosiddetto ‘Ronaldo effect’ sia stato eccezionale per noi, ma magari non sarà più ripetuto perché non ci sono tanti Ronaldo in giro. Dobbiamo continuare ad evolverci in termini di livello del calcio. Cerchiamo un altro effetto Ronaldo ovviamente, ma lui è insostituibile. Spero che Mourinho avrà un impatto altrettanto grande, ma poi anche chi verrà dopo lui e dopo di lui ancora. Ha cambiato tutto in termini di visibilità, di rilevanza, di contratti televisivi. Ora non posso dire che Mourinho sarà il prossimo grande colpo, però è ovvio che il suo eventuale arrivo rappresenterebbe un altro enorme salto di qualità sotto tanti aspetti”.

Ibrahimovic giura: “Gli Scudetti della Juve sono 38. Balotelli ha avuto tante occasioni ma..”

Ibrahimovic
LA GRINTA DI ZLATAN IBRAHIMOVIC ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervenuto al Festival di Trento, organizzato da “La Gazzetta dello Sport”, Zlatan Ibrahimovic è tornato a parlare del Milan, di Mino Raiola e non solo. Queste le parole riprese da TMW e Gianluca Di Marzio.

Ibrahimovic: “Raiola come un padre per me”

Sulla carriera da calciatore: “Da bambino facevo tanti casini, ero sempre in giro a giocare a calcio. Ero anche bravo a scuola. Ovunque andavo io portavo il pallone perché giocavo ovunque, era la mia passione. Facevo anche tanti casini poi si cresce e si matura. All’Ajax l’inizio fu difficile perché tutti si aspettavano che potessi essere il nuovo Van Basten. Ma non ero pronto, era la prima volta fuori dalla Svezia e sentivo tante pressioni anche perché il mio fu un trasferimento record e spesero tanti soldi per acquistarmi dal Malmoe. Ho tenuto duro, lavorato bene e piano piano mentalmente sono diventato forte. Il secondo anno è andato bene e il terzo anno ho fatto il battesimo a tutti”.

Su Mina Raiola: “Amsterdam per me è stata la città in cui ho conosciuto Mino Raiola. Ci siamo posti inizialmente in maniera arrogante entrambi. Il primo incontro fu ad un ristorante giapponese, arrivai ben vestito. Lui ordinò per 8 persone. Mi mise davanti a me i numeri dei più grandi attaccanti: Vieri, Shevchenko, Trezeguet, Inzaghi. Le statistiche di Ibracadabra non erano eccezionali. Lui mi disse con quei numeri non poteva vendermi ad una big. Poi per me divenne tutto: amico, papà, confidente. Siamo cresciuti insieme, le nostre carriere sono andate di pari passo. Siamo diventati forti insieme, i più forti di tutti. Io nella mia categoria e Mino nella sua. Ricordo che mi disse al primo incontro se volevo diventare più forte o più ricco. Io dissi che volevo diventare più forte e lui disse che andava bene così sarei diventato anche ricco. Gli ultimi momenti con lui sono stati difficili da vivere, sono state tante le emozioni. Provavo a portare a lui un po’ di positività ed energia cercando di non fargli pensare alla malattia. Lui lavorava per i suoi giocatori e non per i club. Mi ha sempre messo davanti a tutto ma non solo con me, è stato un generoso. Era forte Mino”.

Sul periodo alla Juventus: “In Italia iniziai nella Juventus di Fabio Capello. Mi diceva che mi avrebbe tirato fuori tutto l’Ajax che avevo dentro. Mi dissi fra me e me ‘iniziamo bene’. Voleva da me più concretezza e da quel giorno sempre, ogni giorno, con Italo Galbiati lavoravamo sempre nei tiri in porta. Capello diceva che la mia tecnica era superiore a Van Basten ma non avevo i suoi movimenti. Abbiamo lavorato su questo aspetto. Trezeguet è stato intelligente perché ha saputo sfruttare bene il lavoro che facevo in campo. Lui faceva tanti gol a me sinceramente mi mancavano. Poi ho capito la mentalità del calcio italiano dove bisogna saper giocare bene e segnare. Dissi a Trezeguet che da quel momento in poi anche io avrei giocato più avanti. Gli scudetti della Juventus sono 38 perché abbiamo lottato ogni giorno dimostrando che eravamo i più forti in Italia. Non sono 37, gli scudetti della Juve sono 38”.

A quel punto Ibrahimovic è passato all’Inter: Balotelli? Ha avuto tante occasioni di sfruttare il suo talento e cambiare il suo futuro. Non l’ha mai fatto, questa è la verità”.

Sul Barcellona: “Andare al Barcellona era il sogno di tutti a quel tempo – ha continuato -. All’Inter avevo dato tutto e volevo crescere e migliorare. I primi sei mesi è andata bene, poi sono cambiati l’atmosfera e i pensieri. Match contro l’Inter in Champions? Se ci fosse stato il VAR le cose sarebbero andate diversamente”.

Due volte al Milan: “Non era un momento facile per me al Barcellona, l’allenatore voleva vendermi a tutti i costi. Abbiamo giocato contro di loro e Ronaldinho mi ha detto: ‘Finita la partita vieni con noi’. A quel punto Galliani è venuto a casa nostra per convincermi. Con Berlusconi avevo un buon rapporto, mi ha dato la possibilità di sorridere ancora”.

Dopo il Milan il PSG: “Io non volevo andare via, sarei voluto rimanere al Milan. Mi hanno venduto in un pack insieme a Thiago Silva, ma sono un uomo di parola, sono andato e alla fine è stato fantastico”.