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Inter, Ausilio: “Quando Jashari è andato al Milan mio figlio mi ha rimproverato”

Calciomercato Inter Ausilio

Ausilio: “L’Inter è stata una grande scuola. Vissuti anche periodi difficilissimi”

In un’intervista rilasciata per la Gazzetta dello Sport, Piero Ausilio, attuale direttore sportivo dell’Inter, ripercorre il suo cammino nel calcio, iniziato da giovane promessa della Pro Sesto e bruscamente interrotto da un grave infortunio. Dalla fine prematura della carriera in campo, passando per i primi passi da dirigente fino all’approdo in nerazzurro nel 1997, racconta aneddoti, successi, errori e operazioni decisive. Un viaggio attraverso oltre venticinque anni all’Inter, tra grandi giocatori scoperti, sfide di mercato e il valore delle lezioni apprese lungo il percorso.

Ausilio, cos’è successo quel giorno in Pro Sesto-Milan, categoria Allievi?
“Mi sono scontrato con Cudicini, che poi è diventato mio amico, e il ginocchio mi è saltato per aria: cartilagine, menisco, anche legamento. Giocavo da sempre nella Pro Sesto, ho cominciato a sette anni, e la mia carriera è finita lì. Ricordo, di quella partita, la mia disperazione e la sensibilità di Capello che allora – era la fine degli anni Ottanta – faceva il dirigente al Milan: è subito venuto negli spogliatoi a farmi coraggio”.

Com’era il calciatore Ausilio?
“Bravo. Bravino, dai. Un centrocampista non veloce ma con testa e senso della posizione. Ha presente Cambiasso? Una cosa del genere, solo un po’ peggio”.

Se vedesse oggi un Piero Ausilio, lo porterebbe all’Inter?
“Macché, l’Inter è troppo. Penso però che sarei diventato un buon professionista, diciamo da serie C, al massimo B. Avevo sedici anni e già mi allenavo con la prima squadra che era in C1. E la C1 dell’epoca era una cosa seria”.

Quasi deve dire grazie a Cudicini, insomma: senza quell’incidente la sua storia nel calcio non sarebbe stata così ricca di gioie.
“Ho ringraziato Carlo tante volte quando l’ho incontrato (sorride). Quello scontro assolutamente fortuito, casuale, per me ha cambiato il corso degli eventi in positivo. Solo che allora non lo sapevo. E soffrivo”.

Si è arreso subito all’infortunio?
“Ho lottato due anni: un intervento, poi un altro. Un calvario. Alla fine ho mollato, non mi sono nemmeno fatto mettere a posto il legamento: ce l’ho ancora rotto. Quando provavo a giocare qualche partita di calcetto, cadevo così, da solo. E allora ho detto basta: non ho più toccato il pallone”.

Quando ha deciso di fare il dirigente?
“All’inizio avevo in testa la panchina, ho fatto per due anni l’assistente dell’allenatore degli Esordienti. Volevo stare vicino al campo, solo lì mi sentivo bene. Avevo ventuno anni quando il presidente della Pro Sesto, Giuseppe Peduzzi, mi ha detto una frase che mi ha cambiato la vita”.

Quale frase?
“Mi ha detto: ci sarà sempre un allenatore migliore di te perché ti manca l’esperienza da calciatore, ma sei sveglio e potrai fare un bel percorso da dirigente. All’inizio non l’ho presa bene e me ne sono andato. Poi ho capito che aveva ragione lui. E sono tornato”.

Non ha mai smesso di studiare.
“Era l’unica condizione posta dai miei genitori: fai quello che vuoi, ma la scuola non si abbandona. Sono diventato perito elettronico, mi bastavano un diploma e il pallone. Il diploma per papà e mamma, il pallone per me. Poi, dopo l’infortunio, ho avuto quasi una folgorazione e mi sono iscritto a Giurisprudenza”.

Ha rischiato di diventare avvocato?
“Direi di no. Gli esami li ho fatti tutti rapidamente ma la tesi l’ho discussa solo nel 2004, quando avevo ormai un percorso avviato nel calcio. Quell’anno sono diventato anche direttore sportivo”.

Tesi in…?
“Criminologia. Argomento: il doping e il calcioscommesse come illecito sportivo”.

Nel calcio ha fatto di tutto.
“Alla Pro Sesto ho cominciato come responsabile organizzativo del settore giovanile assieme a Casiraghi, che invece era il responsabile tecnico. Avevo vent’anni quando ho iniziato a frequentare il calciomercato e ho fatto firmare il primo contratto a un giocatore”

Il calciomercato la affascinava o la intimoriva?
“Ero incantato: Mazzola, Braida, Giorgio Vitali, Perinetti, Rino Foschi, anche Marotta… Ero un ragazzino, li guardavo e cercavo di capire. Era tutto diverso rispetto a oggi: stavamo ciascuno nel nostro box, prendevamo gli appuntamenti. Ma ho cominciato a conoscere, a parlare, a costruire rapporti”.

Finché non l’ha chiamata l’Inter.
“Era il ‘97, Moratti mi ha chiesto di andare a fare il segretario del settore giovanile. Erano solo sei mesi di contratto, correvo un piccolo rischio ma ho accettato. Sa qual è la prima partita che ho seguito all’estero da dirigente nerazzurro? La finale di Coppa Uefa del ’98, quella del tre a zero alla Lazio. E non sono mai più venuto via da qui, crescendo in modo graduale all’interno della società”.

Non è riduttivo avere lavorato sempre e solo all’Inter?
“Ma l’Inter è stata una grande scuola, ho provato tutto. Comprese quattro proprietà profondamente diverse, perfino per nazionalità: la solidità e la competenza assoluta di Moratti, le difficoltà dell’era Thohir, le incertezze iniziali con Suning cancellate dall’arrivo di Steven Zhang. E Oaktree, adesso. Non mi pare che mi manchino le esperienze, anche se le ho vissute tutte all’Inter”.

Ha lavorato anche con tanti direttori sportivi, prima di occupare quel ruolo.

“Il primo a coinvolgermi è stato Sandro Mazzola, che mi portava con sé al mercato a fargli da assistente. Poi ho lavorato con Oriali, con Terraneo, fino a questi ultimi anni al fianco di Marotta. Mi sono trovato bene con tutti, da tutti ho imparato. Anche se non posso negare di avere avuto un feeling speciale con Marco Branca”.

Ha portato all’Inter tanti grandi giocatori. Di quali va più fiero?
“Kovacic e Brozovic, che abbiamo scelto quando il responsabile era Branca. E poi Onana, preso gratis e venduto a 55 milioni dopo un anno. E Lautaro, Bisseck, Thuram…”.

 Come si fa a capire se un ragazzo ha le qualità del campione?

“Mi ha aiutato molto avere lavorato con i giovani. Devi riuscire a vedere se ci sono le qualità fondamentali e se i difetti possono essere superati con l’applicazione e l’impegno sul campo. Penso appunto a Kovacic, Bisseck, anche Lautaro: in tutti loro c’erano imperfezioni, però rimediabili”.

Quali sono i difetti che non si possono cancellare?
“La mancanza di voglia di crescere, la personalità, certe caratteristiche atletiche: se mancano motore, forza, resistenza, velocità, non può arrivare ad alti livelli”.

L’operazione più difficile?
“Mercato invernale, vendo un giocatore all’estero e respiro: il periodo per la società era durissimo, faticavamo a pagare gli stipendi, quell’operazione ci avrebbe messo al sicuro. Quando stiamo per firmare mi chiama un notissimo avvocato divorzista: non può far partire il calciatore, la moglie vuole la separazione, abbiamo chiesto il ritiro del passaporto. Ero quasi disperato: e ora come ne veniamo fuori?, mi sono chiesto. Li ho chiusi in una stanza finché non hanno sistemato tutto: accordo per il divorzio e cessione del giocatore. Non so se sia stata l’operazione più difficile che ho chiuso, ma forse è stata la più importante”.

 L’errore che ha commesso?

“Kvaratskhelia. Ma non ho sbagliato solo io, lo hanno offerto a tanti grandi club in Italia. Solo che noi giocavamo con il 3-5-2 e lui è un calciatore da 4-3-3, per questo non lo abbiamo preso. Sono abituato a costruire le squadre rispettando le idee dell’allenatore”.

 I suoi figli amano il calcio?

“Giulia ha preso tutta un’altra strada, si occupa di linguaggio dei media. Niccolò con i piedi non era buono, ha smesso presto di giocare ma ha passione: vede mille partite, studia i giocatori. Quando Jashari è andato al Milan mi ha rimproverato”.

E perché?
“Mi ha detto: te l’ho consigliato quando era al Lucerna, te lo sei fatto scappare. E’ vero, me lo aveva segnalato, ma gli ho risposto: mica li possiamo prendere tutti noi quelli bravi”

Juventus, arriva O’Riley: battute finali con il Brighton

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IGOR TUDOR PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

La Juventus, anche se lentamente, continua a muoversi sul mercato. Nelle ultime ore è cresciuto l’ottimismo per l’epilogo della trattativa con Kolo Muani con il Paris Saint-Germain. Il francese si è promesso alla Juventus, l’accordo coi francesi è già stato imbastito. Intanto i bianconeri lavorano anche su un altro colpo: Matt O’Riley.

Juventus, vicini a Matt O’Riley

La Juventus lavora sul definire il contratto di Kolo Muani, la trattativa con i parigini è quella di un prestito oneroso (10 milioni) con riscatto certo nel 2026 fissato a 30-35 milioni. I bianconeri aspettano solo di cedere qualche pedina per chiudere l’affare: per Fabio Miretti con il Napoli ma non c’è accordo sulla cifra, la Juventus chiede 18, i partenopei ne offrono 14. Ci sono poi Nicolò Savona e Kelly che piacciono a diverse squadre della Premier. Infine c’è Nico Gonzalez c’è un interesse da parte dell’Atalanta, nei prossimi giorni potrebbe imbastirsi l’accordo finale.

Il prossimo colpo che Comolli sta per mettere a segno, dovrebbe essere per rinforzare il centrocampo. In pole c’è Matt O’ Riley del Brighton, che i bianconeri vorrebbero prendere in prestito. Il giocatore che era già stato seguito in passato, quando era al Celtic, è stato proposto anche ad altre squadre di Serie A: Roma e Napoli, ma la Juve sembra essere in vantaggio già da qualche settimana. Il suo arrivo in bianconero dipende sempre dalle uscite, come quella di Douglas Luiz, ma si tratta di una pista calda considerando che il calciatore ha già accettato la destinazione.

Roma, Dybala è pronto: la data del rientro

uefa europa league 2024 2025: roma vs eintracht francoforte
PAULO DYBALA IN AZIONE ( FOTO SALVATORE FORNELLI )

Uno degli obiettivi principali della Roma è quello di ritrovare Paulo Dybala dopo l’infortunio che lo ha tenuto fuori per mesi. Il giocatore argentino sta svolgendo un lavoro a parte per ritornare in campo quanto prima. La Joya ha svolto una prima parte di lavoro atletico molto intenso.

Roma, Dybala pronto per l’esordio contro il Bologna il 23 agosto

In seguito al primo step di allenamento di recupero, l’attaccante, in accordo con lo staff giallorosso, il giocatore ha optato per una gestione conservativa delle energie e soprattutto del dolore che ancora sente in modo intenso alla cicatrice. Paulo Dybala a fine marzo è stato operato al tendine semitendinoso della coscia sinistra, ancora non intensifica gli allenamenti perché quando calcia frequentemente il pallone sente dolore.

L’attaccante è clinicamente guarito, come testimoniato dalla sua presenza in campo nelle prime uscite estive della Roma, ma insieme allo staff, visto il riacutizzarsi del dolore alla cicatrice post-intervento, ha studiato un piano per rientrare al meglio a inizio campionato. Le sue condizioni sono monitorate di giorno in giorno, per stabilire quando potrà tornare a lavorare insieme al resto della squadra. Gasperini spera di riaverlo a disposizione già negli ultimi giorni di questo ritiro inglese, ma l’appuntamento potrebbe slittare all’inizio della prossima settimana, quando la Roma tornerà ad allenarsi a Trigoria, in vista dell’esordio in Serie A contro il Bologna, all’Olimpico, sabato 23 agosto.

Juventus, troppo lenti: in corsa per Sancho anche Roma e Inter

Giuseppe Marotta

Jadon Sancho sembra essere destinato alla Serie A. Mentre la Juventus prende tempo e mette in stallo la trattativa, in corsa per l’attaccante si inseriscono altri due club italiani: Roma e Inter.

Juventus, Sancho verso la Serie A, ma non in bianconero

Il giocatore è in scadenza col Manchester United e sta cercando di capire quale futuro scegliere in vista della prossima stagione. La Juventus non solo aveva preso contatti con l’entourage dell’inglese, ma era anche riuscita a convincere il giocatore al trasferimento a Torino. Il giocatore, deluso da Comolli, che ha preso tempo, ha prestato attenzione anche ad altre offerte arrivate. Negli ultimi giorni si sono fatte avanti Inter e Roma, cercando l’affondo finale, cosa che la Vecchia Signora non è stata ancora capace di fare.

L’Inter ha messo Sancho nel mirino in caso che l’affare Lookman dovesse fallire; mentre la Roma cerca l’attaccante giusto in caso di addio di Dovbyk. Ma Sancho potrebbe prendere in considerazione i bianconeri visto che dal principio c’era sola la Juventus, già dalla scorsa stagione. I nerazzurri sembrano più avanti nella corsa perché nelle ultime ore hanno mostrato interesse e chiesto info sull’acquisto.

Milan, accordo con lo Young Boys: è fatta per Athekame

Tare

Il Milan inarrestabile sul mercato estivo. Igli Tare ha messo a segno un nuovo colpo in questa sessione. Nelle ultime ore è arrivata la conferma secondo la quale Milan e Young Boys avrebbero finalmente raggiunto l’accordo per l’approdo di Zachary Athekame in rossonero.

Milan, l’indiscrezione dalla Francia: è fatta per Athekame

A riportare l’indiscrezione di mercato è il quotidiano francese L’Equipe. Secondo i francesi i due club hanno concluso la trattativa trovando l’accordo economico per il trasferimento del difensore ventenne. La società svizzera, per la cessione dello svizzero chiedeva circa 10 milioni, ma il Milan ha provato a fare il prezzo, così, per il terzino destro e il Milan, dopo lunghi tira e molla è arrivato lo sconto. Il club ha inserito nel contratto la clausola che prevede un incasso del 10% sul prezzo di rivendita del giocatore.

Dalla parte del Diavolo lo stesso giocatore che ha ampiamente manifestato l’intenzione di andare al Milan al proprio club ed entourage. Il giocatore elvetico è atteso a Milano nei prossimi giorni per visite e firma e le ultime formalità del caso.