ESCLUSIVA – Vierchowod: “Agnelli ha sbagliato a scegliere Pirlo”

Pietro Vierchowod, ex difensore, tra le altre anche della Juventus che vinse la Champions nel 1996 e della Nazionale che vinse il Mondiale nell'82 è intervenuto in esclusiva ai microfoni di SportPaper.it

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Vierchowod

Face to Face con Pietro Vierchowod

Difensore, tra le altre anche di Juventus, Sampdoria e Roma, Pietro Vierchowod è stato uno dei calciatori più vincenti della storia del calcio italiano. E’ stato, protagonista dell’ultima vittoria della Champions League della Juventus nel 1996 e campione del Mondo con la Nostra Nazionale nel 1982. Oggi abbiamo avuto l’onore di averlo ai microfoni di Sportpaper.it.

La Roma ha annunciato Josè Mourinho come allenatore della prossima stagione. Come giudica la mossa da parte di Friedkin?

“La mossa, secondo me è stata fatta per ridare fiducia ad un ambiente che è abbastanza deluso dai risultati ottenuti dalla squadra. Detto questo, io non penso che solo con la mossa di Mourinho si possa cambiare in quella squadra. Secondo me, oltre all’allenatore, devono arrivare 5-6 giocatori di grande spessore per far si che questa squadra sia competitiva”.

Mourinho e Conte sono stati rivali in Inghilterra. Questa rivalità ci sarà anche nel prossimo campionato italiano?

“Te l’ho detto, dobbiamo guardare ai rinforzi che comprerà il presidente Friedkin. Gli screzi tra Conte e Mourinho fanno parte del campo”.

In che modo cambierà la Roma con lo Special One la prossima stagione e dove potranno arrivare i giallorossi nella prossima stagione?

“Potranno arrivare in una buona posizione se compreranno 5-6 grandi calciatori, sennò è una squadra che arriverà come è arrivata quest’anno”.

Che cosa pensa della prima stagione di Andrea Pirlo da allenatore? Andrebbe riconfermato?

“In questo contesto di questi 10 anni, la Juventus ha sempre vinto. Quest’anno è stato l’unico anno che non ha vinto quasi nulla, solo la Supercoppa Italiana. La Juventus è abituata ad alti livelli. Secondo me, la Juventus ha sbagliato inizialmente a dare questa opportunità ad Andrea Pirlo. Era, infatti, complicato per uno che non ha mai allenato trovarsi in una squadra, che secondo me, ha finito un ciclo, perciò era difficile anche per lui”.

Domenica Juve-Milan scenderanno in campo. Il Milan è apparso a debito d’ossigeno in questo finale di stagione. Che sfida sarà?

“Devo dire che non solo il Milan, ma anche la Juventus, in questo finale di stagione, anzi negli ultimi 2 mesi, non è che mi sia piaciuta molto. Io penso che sia una partita aperta a qualsiasi risultato, perché non sono 2 squadre che stanno, fisicamente benissimo”.

Alcuni affermano che il Milan sia stato fortunato in questa stagione. Lei la pensa allo stesso modo?

“No, non è stato fortunato. Il Milan ha fatto, quello che con la sua squadra poteva fare. E’ riuscito anche a rimanere in testa al campionato fino a metà anno, poi, fisicamente sono calati e sono venute fuori le squadre con più qualità senz’altro. Secondo me, il Milan, ha fatto anche fin troppo per i giocatori che ha”.  

Cinque squadre sono in lotta Champions. Chi di queste merita di più un posto nell’Europa che conta?

“Io penso che, a parte l’Inter, l’Atalanta merita senz’altro, poi il Milan perché ha fatto un campionato di livello fino a metà anno. Tra Juventus e Napoli, siccome sono tifoso juventino (ride), direi Juve”. 

La Fiorentina quest’anno ha deluso le aspettative. I tifosi si aspettavano un posto in Europa League. Cosa è mancato ai Viola in questa stagione?

“La Fiorentina è una squadra modesta, molto modesta ed, in difesa ci sono giocatori, che secondo me, sono poco affidabili: davanti hanno un buon attacco, mentre in mezzo al campo fanno poco filtro. Così si spiega la squadra della Fiorentina, costruita non bene ed, ha la posizione che si merita”.

La Fiorentina, nonostante la delusione può sorridere perché è nata la stella di Dusan Vlahovic. Secondo lei, ha le qualità per diventare un futuro campione o è destinato a fare una carriera alla Piatek?

Diciamo che il serbo ha fatto bene. Ha delle buone qualità, però hai bisogno di diversi anni per riconfermarti, non è che per un anno fatto bene un calciatore diventa campione. E’ sicuramente, però, un buon calciatore e sta a lui dimostrare che i dirigenti della Viola ci hanno visto giusto, perciò non è solamente la consacrazione in un anno, ci vogliono parecchi anni. Vediamo l’anno prossimo come si comporterà”.

Lei ha avuto l’onore di far parte della spedizione azzurra che ha vinto il Mondiale nel 1982. Che ricordi ha di quell’avventura e di Enzo Bearzot?

“Di quell’avventura stupenda, perché io penso che una Nazionale così forte singolarmente in tutti i componenti e con grandissima personalità non si è mai più vista, anche se nel 2006 abbiamo vinto il Mondiale. Quei calciatori che c’erano nel 1982, secondo me, erano dei fenomeni e mi ha fatto piacere far parte di quella Nazionale. Per quanto riguarda Bearzot, era un padre di famiglia, uno che ha difeso il proprio gruppo da tutte le bufere e uno che ha sempre creduto in quella squadra e in quei calciatori”.

Dopo il Mondiale lei ha giocato nella Roma e con essa lei ha vinto il secondo scudetto nella storia giallorossa. Ci può raccontare di Nils Liedholm e che ricordo ha del capitano Di Bartolomei?

“Liedholm era un grande personaggio, perché aveva grande carisma. Bastava uno sguardo suo per farti rigare dritto, è un allenatore che comunque ti permetteva di far quello che volevi, però, se la domenica in campo non rendevi ti metteva fuori squadra. Per lui era questa la logica. Di Bartolomei era un grandissimo calciatore. In quell’anno, ha avuto l’opportunità di fare tanti goal e di dimostrare la sua forza nel ruolo di regista. Soprattutto, impostato davanti la difesa, dove c’ero io era un punto di forza di quella squadra. Era un giocatore che, forse, non è stato pienamente considerato, però, era secondo me, uno dei calciatori più forti nel suo ruolo”.

Il Mondiale 1990 viene ospitato in Italia, a mettersi in risalto furono Totò Schillaci e Roberto Baggio. Che tipo di giocatori erano?

“Schillaci era un calciatore che si conosceva da parecchio tempo, era un opportunista, uno che sottorete, come c’era mezza palla che girava in area, lui la metteva dentro. Ha fatto degli ottimi anni e, in quel Mondiale, è stato l’attaccante che ha realizzato più goal, perciò è tutto merito suo. Baggio era un grande calciatore, che, forse, è stato poco valutato in quel Mondiale, perché, secondo me era uno dei più forti. Avrebbe meritato di vincerlo quel Mondiale, perché era uno di quei calciatori simbolo di quella Nazionale”.

Che differenze ci sono tra i difensori di oggi e quelli della sua generazione?

“I difensori di oggi non sanno marcare, sanno magari più impostare, però perché si chiama difensore? Perché deve difendere. Quelli di oggi non sanno difendere, soprattutto una volta, a noi ci lasciavano soli nell’uno contro uno, adesso, nell’uno contro uno, continuano a scappare indietro, ma non è questa la filosofia della zona. La zona non dice che bisogna scappare, la zona dice che nel tuo settore di competenza, devi essere marcato stretto. Adesso, invece la marcatura stretta non esiste più, ma perché non si è capaci di insegnarla, perché il 99% degli allenatori non ha fatto il difensore e non può saperlo. Quindi, se un calciatore ti dice che ha sbagliato, come può spiegare un Mister che ha fatto l’attaccante o il centrocampista? Io penso che sia molto difficile”.

Secondo lei, gli attaccanti di oggi farebbero tutti i gol che fanno se venissero marcati a uomo dai difensori di 25/20 anni fa?

“Ai miei tempi, o io o i più grandi difensori, quando marcavamo Maradona o Careca, Altobelli, Paolo Rossi e loro ci sfuggivano qualche volta e facevano 15 goal era il massimo, perché non li lasciavamo mai per tutta la partita ed era molto difficile. Gli attaccanti di una volta, oggi farebbero molti più goal, perché non essendoci più le marcature così rigide, avrebbero più spazio per poter fare quello che vogliono. Adesso, i difensori di oggi, secondo me hanno perso il come ci si debba comportare quando l’attaccante ti punta, gli hanno insegnato esclusivamente a scappare, va bene scappate”.

Preferisce più la marcatura a zona o quella a uomo?

“Nella marcatura a zona, nel tuo settore di competenza, vuol dire dove più sei competente devi essere più vicino. A me va bene anche la zona, va benissimo, però nel tuo settore, devi essere attaccato all’avversario, non a 5 metri. A 5 metri posso giocare ancora io ad 80 anni (ride)”.

Lei ha vinto la Champions League con la Juventus nel 1996. Che ricordi ha di quella partita e di quella cavalcata?

“E’ stata una cavalcata straordinaria, perché abbiamo buttato fuori dalla competizione squadre importanti, penso che nella finale (contro l’Ajax ndr), avremmo meritato di vincere anche già nei tempi regolamentari. Però, sfortunatamente siamo arrivati ai supplementari ed ai rigori. La soddisfazione, è, però doppia perché abbiamo battuto una grande squadra, con un grande allenatore. Ma c’è da dire che anche noi eravamo una grande squadra, forse più forte degli ultimi 10 anni della Juventus, in cui ha vinto 9 scudetti consecutivi”. 

Alla fine della sua esperienza da calciatore, lei è stato anche allenatore. Che differenze ha trovato tra questo cambio di ruoli?

“Fare l’allenatore è molto più difficile, il calciatore pensa solo a se stesso, perché se fai male ti cacciano. Da allenatore devi pensare ad altri 25-26 ragazzi e devi trovare il modo per farli andare d’accordo e per farli giocare come vuoi tu”.

Secondo lei Claudio Ranieri resterà sulla panchina della Sampdoria?  

“Non so, questo bisognerebbe chiedere a chi sta alla guida, ha fatto un campionato discreto, però non mi interessa saperlo anche perché non condivido le scelte di questa società, perciò va bene così”.