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Finisce in parità a San Siro tra Milan e Fiorentina. Un punto che non serve a nessuno in chiave Champions.

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LA GRINTA DI TAMMY ABRAHAM IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Finisce in parità il posticipo serale del sabato tra Milan e Fiorentina, un 2-2 che non accontenta nessuno con i rossoneri che perdono terreno dalla zona Champions. E’ stata comunque una partita bellissima, con molte occasioni da ambo le parti, nel secondo tempo portieri sugli scudi con Maignan e De Gea che hanno parato anche l’impossibile. Fiorentina in vantaggio grazie ad un’autorete di Thiaw che devia in porta un tiro in diagonale di Gudmunsson, dopo tre minuti il raddoppio di Kean su assist di Dodo, poi al 23′ Pulisic innesca Abraham che accorcia le distanze. Nella ripresa il Milan pareggia grazie ad una rete dell’ex Jovic che solo davanti a Maignan non ha problemi a batterlo. Nel finale annullato il 3-2 segnato da Dodo su assist di fagioli.

 

Il tabellino

Milan-Fiorentina 2-2

MILAN (4-2-3-1): Maignan; Walker, Thiaw, Tomori, Theo Hernandez; Fofana (dal 35′ st Bondo), Reijnders; Musah (dal 24′ st Jovic), Pulisic, Leao; Abraham (al 10′ st Gimenez, dal 35′ st Joao Felix). A disposizione: Sportiello, Torriani, Bartesaghi, Florenzi, Gabbia, Pavlovic, Terracciano, Bondo, Chukwueze,Sottil. Allenatore: Sérgio Conceição.

FIORENTINA (3-5-2): De Gea; Pongracic (dal 27′ st Comuzzo), Pablo Marí, Ranieri; Dodo, Fagioli, Cataldi (dal 15′ st Ndour), Mandragora, Parisi (dal 27′ st Folorunsho); Gudmundsson (dal 15′ st Beltran), Kean. A disposizione: Martinelli, Terracciano, Comuzzo, Moreno, Adli, Folorunsho, Ndour, Richardson, Beltran, Zaniolo.Allenatore: Raffaele Palladino.

Reti: al 6′ Thiaw (autorete), al 10′ Kean, al 23′ Abraham, al 19′ st Jovic

Ammonizioni: Marì, Dodò, Theo Hernandez, Pulisic, Leao

Il PSG è campione di Francia | A Luis Enrique basta l’1-0 con l’Angers

psg

In Francia la corsa al titolo si chiude con largo anticipo. Il Paris Saint-Germain ha battuto 1-0 l’Angers con gol di Desirée Douè su assist Kvaratskhelia e si laurea campione con sei giornate di anticipo. Ora i ragazzi di Luis Enrique potranno concentrarsi solo sulla Champions dove ai quarti affronteranno l’Aston Villa di Unai Emery.

Harakiri Inter, il Parma rimonta da 0-2 a 2-2

inter calcio
MARCUS THURAM ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

L’Inter rallenta nella corsa scudetto: al Tardini, nella trentunesima giornata di Serie A, il Parma costringe i nerazzurri al pari. La squadra di Inzaghi (in tribuna per squalifica) chiude il primo tempo sullo 0-2, ma nella ripresa, il Parma gioca con più grinta e determinazione riuscendo a trovare il meritato pareggio. Il secondo tempo horror dell’Inter, simile a quello di San Siro contro l’Udinese della settimana scorsa, costa caro: il Napoli, lunedì sera a Bologna, ha ora la possibilità di portarsi a -1 dai nerazzurri. Per il Parma si tratta di un punto importante in vista della lotta salvezza, mentre l’Inter torna a Milano delusa e preoccupata per le condizioni di Bastoni, uscito alla metà del primo tempo per un problema al ginocchio: c’è apprensione per le sue condizioni in vista della gara con il Bayern Monaco di martedì.

Parma – Inter: gli emiliani hanno due occasioni clamorose, ma i nerazzurri dominano il primo tempo

L’asse di sinistra dell’Inter, composto da Dimarco, Mkhitaryan e Lautaro Martinez costruisce la prima azione della gara al 4′ minuto, conclusa poi dal tentativo al volo dell’argentino terminato alto. I nerazzurri provano fin da subito a schiacciare gli emiliani nella propria metà campo e spingono attraverso il fraseggio corto dei suoi interpreti a centrocampo. Su rimessa laterale in zona offensiva, il pallone carambola in area sulla testa di Bisseck, bravo Suzuki a inchiodare a terra il pallone in tuffo; il tedesco, subito dopo, raccoglie l’invito di Dimarco e tenta un destro al volo, ma il suo tentativo non inquadra lo specchio della porta. Il Parma reagisce e quasi la combina grossa: Sohm lancia Valeri sulla fascia il quale trova Bonny con un bel filtrante, tuttavia il tiro ravvicinato del francese viene parato con il piede sinistro da Sommer e sulla ribattuta Almqvist viene bloccato dalla retroguardia ospite. Scampato il pericolo, l’Inter torna a farsi vedere in avanti prima con Dimarco e poi con Thuram di testa, entrambi però si rivelano inefficaci sotto porta. Al 14′ l’Inter passa in vantaggio grazie a due ex della gara: Lautaro e Calhanoglu dialogano e permettono (complice il rimpallo di Hernani) a Dimarco di liberarsi per il cross che, sporcato da Valeri, raggiunge Darmian appostato sul secondo palo e libero di concludere in rete l’azione con il suo mancino. Al 17′, l’Inter tenta il bis con una punizione da posizione defilata battuta da Calhanoglu, ma la palla del turco attraversa tutta l’area avversaria senza che nessuno possa arrivarci. Al 19′ Sommer fa un altro miracolo: serpentina di un indiavolato Bonny che lascia di stucco tutta la difesa nerazzurra e libera Man alla conclusione; lo svizzero, con un grandissimo riflesso, devia in angolo la conclusione del romeno e nega il pareggio al Parma. Al 22′, invece, è Suzuki a mettere in mostra il suo talento: Darmian vede e serve Thuram in area, il francese ciabatta la conclusione, corretta da Lautaro Martinez, ma il capitano nerazzurro si fa ipnotizzare dal portiere nipponico a due passi dalla porta; sempre Lautaro, pochi minuti dopo, sfiora il palo con un diagonale rasoterra molto potente. I nerazzurri non concedono un attimo di tregua agli avversari che, seppur vogliosi di trovare il pari, non riescono a costruire azioni offensive degne di nota, complice l’altissimo pressing degli ospiti: l’Inter, infatti, si spinge spesso e volentieri in avanti e vanno nuovamente a impensierire gli avversari con le conclusioni di Calhanoglu prima e Darmian poi. I Ducali tornano nella metà campo avversaria all’altezza del 35′ e Bonny, il più attivo tra i suoi nella prima metà di gara, prova a impensierire Sommer con un piattone destro da fuori area che, però, termina largo. Al 43′ Lautaro Martinez prova l’acrobazia: il cross di Dimarco viene deviato e s’innalza a campanile, permettendo all’attaccante argentino di cercare la porta in rovesciata, ma Suzuki si fa trovare pronto e blocca la sfera. L’Inter chiude la prima frazione di gara trovando il raddoppio: l’azione, innescata dallo scambio tra Calhanoglu e Darmian, prosegue con la falcata di Mkhitaryan che trova Thuram solo al centro dell’area. Il francese colpisce malissimo, ma la traiettoria del pallone sorprende il portiere e a nulla serve l’estremo tentativo di salvataggio, sulla linea, di Almqvist: l’espressione di incredulità del marcatore si specchia, in un momento decisamente ilare, con quella del padre Lilian, presente in tribuna. 

Parma – Inter: i Ducali rimontano lo svantaggio

I nerazzurri cominciano il secondo tempo con una notizia poco confortante: Bastoni, a causa di problemi al ginocchio, alza bandiera bianca e viene rilevato da Carlos Augusto. Nei primi cinque minuti della ripresa, i ritmi sono molto più bassi, ma il Parma aggredisce gli avversari con il pressing alto e il fraseggio veloce da un lato all’altro del campo. I Ducali provano a sfondare il muro nerazzurro con un calcio di punizione sul quale si avventa Vogliacco, ma Sommer è bravo ad anticipare il difensore e ad allontanare la palla con il pugno. Il coraggio dei Ducali viene ricompensato dalla splendida rete di Bernabé: Ondrejka raccoglie il lancio lungo, Pellegrino difende la palla e scarica verso Bonny il quale, con grande intelligenza calcistica, serve Bernabé. Lo spagnolo, da fermo, scarica una staffilata imparabile per Sommer e accorcia le distanze. A questo punto l’Inter incassa il colpo e prova a riprendere in mano le redini del gioco, ma il Parma continua a spingere verso l’area avversaria. Ancora Bonny, al 63′, quasi manda in porta Ondrejka ma Sommer è bravo a chiudere lo specchio in uscita. L’Inter, in evidente difficoltà, prova a reagire con una conclusione da fuori area di Calhanoglu, troppo alta per impensierire Suzuki. Il Parma cambia definitivamente la partita al 68′: Pellegrino, di nuovo, protegge il pallone col fisico e serve Ondrejka verso la metà campo che, una volta arrivato nei pressi dell’area interista, infila Sommer con la complicità della deviazione decisiva di Acerbi. L’Inter, alle corde, rialza la testa e prova a penetrare nell’area avversaria tramite il palleggio, non disdegnando comunque dei tentativi da fuori area, come quelli di Thuram e Asllani, finiti ampiamente fuori. Farris (sostituto di Inzaghi in panchina) si gioca la carta Arnautovic negli ultimi dieci minuti: l’austriaco va vicino alla rete, ma il suo tentativo viene rimpallato in angolo. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, poi, è Bisseck a colpire di testa non riuscendo a trovare la porta. Al 90′ il Parma rischia addirittura il jackpot: Valeri mette la palla del match-point sui piedi di Pellegrino, che in scivolata, sfiora solamente la porta difesa da Sommer. L’ultima occasione in favore dell’Inter passa sulla testa di Arnautovic, ma l’austriaco non riesce a indirizzare il pallone verso lo specchio della porta. La partita, quindi, termina sul 2-2.

Parma – Inter, il tabellino

PARMA (4-3-3): Suzuki; Delprato, Valenti, Vogliacco, Valeri; Keita, Hernani (46′ Bernabe), Sohm (54′ Ondrejka); Man (46′ Pellegrino), Bonny (77′ Camara), Almqvist (46′ Leoni). All. Chivu

INTER (3-5-2): Sommer; Bisseck, Acerbi, Bastoni (46′ Carlos Augusto); Darmian, Asllani (80′ Arnautovic), Calhanoglu (65′ Frattesi), Mkhitaryan, Dimarco (58′ Zalewski); Thuram, Lautaro (65′ Correa). All. Inzaghi

Reti: 14′ Darmian (I), 45′ Thuram (I), 60′ Bernabé (P), 68′ Ondrejka (P)

Ammoniti: 28′ Almqvist (P), 56′ Dimarco (I), 88′ Zalewski (I), 90+2′ Delprato (P), 90+5′ Correa (I)

Espulsi: nessuno.

 

Sprint salvezza del Como: Monza battuto 3-1

Como

L’U-Power Stadium fa da sfondo al derby lombardo tra Monza e Como, valido per la 31ª giornata di Serie A. La squadra di Nesta, attualmente fanalino di coda del campionato con 15 punti, attraversa un momento estremamente delicato. I brianzoli infatti hanno collezionato un solo punto nelle ultime cinque gare, sintomo di una crisi di risultati che si protrae ormai da diversi mesi. Nell’ultima giornata di campionato, i padroni di casa sono stati nettamente sconfitti in trasferta dal Cagliari con un perentorio 3-0, aggravando ulteriormente la loro situazione in classifica: il distacco dalla zona salvezza è salito a dieci lunghezze, rendendo la missione permanenza sempre più complessa. Sul fronte opposto, il Como occupa la tredicesima posizione in graduatoria con 30 punti all’attivo. La compagine allenata da Cesc Fabregas ha ottenuto cinque punti nelle ultime cinque partite, mostrando un rendimento altalenante ma sufficiente a mantenere una relativa tranquillità rispetto alla zona retrocessione. Nell’ultimo turno di campionato, i lariani hanno strappato un pareggio per 1-1 contro l’Empoli, dimostrando una discreta solidità.

Monza – Como, vittoria salvezza per gli ospiti. Inferno brianzolo

Primo tempo equilibrato con il Monza che parte meglio nel possesso, che si concretizza nel vantaggio dopo appena 5′ con Dany Mota che riceve da Kyriakopoulos e col destro fa 1-0. Gli ospiti rialzano subito la testa e dopo 10′ rimettono tutto in parità con Ikoné: l’ex Fiorentina riceve da Diao, rientra sul sinistro e con una botta imprendibile per Turati firma il gol del pari. Nel finale i comaschi firmano addirittura il sorpasso con Diao che al 39′ sfrutta un errore di Pedro Pereira su suggerimento di Caqueret e davanti a Turati firma il vantaggio ospite. Si va a riposo sul parziale di 1-2. Nella ripresa gli uomini di Fabregas partono con il piede schiacciato sull’acceleratore e al 51′ firmano il 3-1 grazie a Vojvoda, il quale servito da Caqueret sulla trequarti, avanza indisturbato e una volta in area scaglia un destro imparabile per l’estremo difensore avversario. Per il resto del secondo tempo, i comaschi riescono a mantenere la gara sotto controllo, fino al fischio finale, senza alcun rischio in particolare. Vittoria fondamentale per gli ospiti che allungano ulteriormente in chiave salvezza. Notte fonda per il Monza per il quale, la retrocessione ormai resta solo una formalità da concretizzarsi con l’aritmetica. 

Monza-Como, il tabellino

1-3

Reti: 5′ Mota (M); 16′ Ikoné (C); 39′ Diao (C); 51’Vojvoda(C).

Ammoniti: 24′ Kyriakopoulos (M); 38′ Bianco(M); 55′ Vojvoda(C);

MONZA (3-5-2):Turati; Pedro Pereira, Izzo, D’Ambrosio(80′ Palacios); Birindelli(57′ Castrovilli), Ciurria, Bianco(58′ Gagliardini), Akpa Akpro(67′ Caprari), Kyriakopoulos(58′ Caldirola); Keita Baldé, Dany Mota. A disposizione: Brorsson, Lekovic, Caldirola, Gagliardini, Urbanski, Caprari, Castrovilli, Sensi, Forson, Pizzignacco, Palacios, Ganvoula, Petagna, Mazza, Vignato. Allenatore: Nesta.

COMO (4-2-3-1): Butez; Vojvoda(59′ Smolcic), Goldaniga, Kempf, Alex Valle; Caqueret(59′ Perrone), Da Cunha(71′ S.Roberto); Ikoné(71′ Strefezza), Paz(87′ Engelhardt), Diao; Douvikas. A disposizione: Iovine, Strefezza, Dele Alli, Gabrielloni, Cutrone, Fellipe Jack, Fadera, Moreno, Sergi Roberto, Perrone, Reina, Engelhardt, Braunoder, Smolcic, Van der Brempt. Allenatore: Fabregas.

Tudor: “Con la Roma importante ma non decisiva. Cambiaso e Douglas Luiz partiranno dalla panchina”

Tudor
IGOR TUDOR PENSIEROSO ( FOTO SALVATORE FORNELLI )

Igor Tudor presenta in conferenza stampa la sfida di domani sera contro la Roma. Di seguito le dichiarazioni riportate da Sky Sport.

Tudor: “Koopmeiners? E’ forte, alla lunga verrà fuori”

Prima settimana completa di lavoro, com’è andata?

“E’ andata bene, abbiamo lavorato su tutto. Entrambe le fasi, calci piazzati, fisicamente e sui dettagli. Ho visto i ragazzi con la voglia di fare bene”.

Quanto è decisiva domani nella corsa Champions?

“E’ importante, ma non decisiva. Chiaro che ci sono sempre meno punti a disposizione. La Roma sta facendo bene e ci aspettiamo una partita difficile. Pensiamo a noi stessi”.

Cambiaso e Douglas Luiz hanno recuperato?

“Sono tornati con la squadra ieri, vanno in panchina, sicuramente non giocheranno dall’inizio”.

Ranieri è l’uomo in più della Roma?

“Chiaro, ha fatto la differenza. Le partite con la Roma mi sono sempre piaciute, le difficoltà ci saranno sempre. Non serve andare sui singoli, tutti sono forti in squadre così”.

Quali sono le qualità che deve avere la sua squadra per la volata Champions?

“Facciamo le cose partita per partita. Bisogna lavorare in settimana su tutto, sulla struttura, sullo stile, sulla fase difensiva. Compatto ma aggressivo. Una squadra come la Juve non deve rinunciare a niente. Spesso gli allenatori hanno delle etichette, ma a volte non è così. Le squadre oggi non devono rinunciare a nulla e lavorare su tutto”.

Come ha visto Koopmeiners?

“Ne abbiamo parlato tanto di lui, anche troppo, non bisogna mai parlare troppo dei singoli. Ha fatto una bella settimana, ha molta voglia. Nel calcio ci sono sempre alti e bassi, quelli forti alla fine escono sempre. E credo che lui è uno di quelli”.

Cosa spera di vedere di ‘suo’ nella Juve? E una battuta: ricorda quel famoso gesto del ‘4’ con la mano di Totti?

“Ne abbiamo già parlato, sono cose di calcio e di campo. Nulla di che. Su quello che voglio vedere ho già risposto”.

Il problema della Juve era fisico o di testa?

“Io posso dire di aver trovato una squadra in un momento brutto, e che ci siamo rialzati, penso. E abbiamo iniziato a pedalare, più pedaliamo più la squadra starà bene. Quanto tempo serva non lo sa nessuno. In allenamento vedo delle cose che mi sono piaciute, poi vediamo in partita”.

Parlava prima di etichette degli allenatore, ce n’è una che le hanno dato e che non approva?

“Sì, ma non voglio dirlo ora”.

Ha avuto qualche piacevole sorpresa su un singolo giocatore?

“Se cito un nome, poi cosa dicono gli altri? (ride, ndr). Non c’è nessuno che non abbia voluto lavorare bene e duramente”.

Con la Roma possiamo vedere Yildiz, Kolo Muani e Vlahovic insieme? E vedremo di più Adzic?

“Adzic mi è piaciuto, è un ragazzo serio. Ha fatto una bella settimana. Formazione? Vedremo…”

Ci racconta il talento di Yildiz? Lei ne ha visti tanti di campioni…

“Lo conosco da 5-6 allenamenti, che sono pochi. Per diventare campioni servono la costanza delle prestazioni, e si ottiene con la mentalità. È sempre il cervello che decide, non le gambe. Vedo un giovanotto serio e dedicato al calcio, che è una buona partenza. Poi le sue doti sono evidenti. Non bisogna mai accontentarsi, crescere sempre. E’ questa la chiave dei campioni veri: sono sempre uguali, in una piccola o nel Real, in ogni allenamento. Yildiz deve ancora lavorare ma ha una buona partenza”.

In settimana c’è stata una cena, quanta voglia c’è di essere gruppo?

“Ci tenevo a portare tutti a fare una cena insieme, per conoscersi meglio, compreso tutto lo staff. È stata una bella serata, mangiato e chiacchierato bene. Poi a casa presto. È stato un bel momento, in una squadra conta tutto, anche dettagli come queste serate”.

Come se la immagina questa partita? è il primo vero esame?

“Tutte le partite sono un esame, tutta la vita è une esame. La stiamo preparando con tutte le nostre forze e motivazioni. La vedo difficile, come tutte in A. Non si fanno calcoli, la domenica si dà tutto e basta. A una partita non si va annunciando di vincere, ma preparandosi per vincere. È un motto importante. Il sacrificio e la preparazione sono quello che contano. Poi la vittoria può arrivare con un calcio piazzato, un episodio, un colpo di fortuna e sfortuna, può capitare. Quello che non deve capitare è che non siamo quello che abbiamo preparato”.

McKennie esterno sinistro era una scelta per emergenza o lo vede lì?

“E’ un jolly, un vantaggio. C’è sempre bisogno di qualche giocatore duttile che può giocare ovunque e facendo sempre bene. Lui è uno di questi. Per me è un centrocampista”. 

Si è fatto un’idea della squadra titolare?

“Ho le idee abbastanza chiare ma ora non le commenteremo”. 

L’assenza di Gatti può farla passare da tre a quattro?

“E’ un giocatore molto importante per noi, ma non piangiamo. Andiamo avanti con gli altri”.

Che impressione le ha fatto Conceição più centrale in attacco?

“Per me può farlo, è rapido nello stretto e molto intelligente. Sa dribblare. Chiaramente è un po’ più difficile che giocare in fascia, ma è sicuramente uno molto interessante, mi piace anche la sua mentalità. È uno tosto”.