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La Roma tenta il colpo Soulè, pronti 30 milioni | Continui i contatti con la Juventus

serie a tim 2023 2024: frosinone vs milan
MATIAS SOULE RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Dopo i tanti nomi fatti, potrebbe essere Matias Soulè il colpo da 90 della Roma. Il calciatore ex Frosinone e di proprietà dalla Juventus, piace da pazzi a De Rossi con il club giallorosso che sarebbe pronto a sborsare 30 milioni di euro per accontentare il tecnico romano.

Roma, De Rossi vuole Soulè

Sul talento argentino non c’è solo la Roma però perchè su di lui c’è anche il Leicester, che avrebbe pronti 20 milioni di euro più 5 di bonus, anche se il fantasista classe 2003 preferirebbe restare in Italia. Secondo quanto riportato da “Il Corriere dello Sport” Giuntoli ha fretta di cedere perchè vorrebbe piazzare altri colpi di mercato dopo Thuram e Douglas Luiz. Frequenti i contatti tra i due club dopo le trattative di questi anni, ultima per Huijsen.

Conte: “Stiamo lavorando sia sulla difesa a 3 che a 4. Osimhen? C’è un accordo con la società sulla cessione”

Conte
Antonio Conte ph: Fornelli/Keypress

Antonio Conte ha parlato nella conferenza stampa tenutasi nel ritiro del Napoli a Dimaro. Di seguito le parole riprese da Sky Sport.

Conte: “Merito della società se Kvara e Di Lorenzo restano”

Sei soddisfatto di questo inizio di mercato del Napoli?

Stiamo dando dimostrazione di avere una visione molto chiara sulle cose che dobbiamo fare, è giusto per un club come il Napoli operare sia per il presente sia per il futuro. Sono arrivati tre giocatori nuovi: Rafa Marin, Buongiorno e Spinazzola. Prospetti che ci aspettiamo possano essere le colonne del Napoli. Proveremo a migliorare quanto fatto l’anno scorso, quella di Spinazzola è stata una grande occasione e l’abbiamo colta. Fin qui è un mercato giusto, è il mercato che deve fare il Napoli”.

C’è un lavoro da fare per eliminare le scorie dell’anno scorso e ripartire da zero?

“E’ inevitabile che le scorie della passata stagione non sono del tutto andate via, è stata una stagione molto deludente. Io ho cercato di metterci una pieta sopra con i ragazzi, invitando i ragazzi a concentrarci su questa stagione. L’esperienza dell’anno scorso deve farci diventare più esperti, quello che è stato in passato è giusto metterlo in un cassetto, sapendo che nell’eventualità in cui dovessimo ripetere gli stessi errori, possiamo tirare fuori quegli insegnamenti dal cassetto”.

Ha visto quella faccia incazzata e quella voglia di rivalsa che chiedeva nei suoi giocatori?

“Ho trovato die giocatori molto responsabili, hanno capito gli errori che sono stati commessi l’anno scorso. Quando abbiamo vinto due anni fa, abbiamo vinto tutti. Mentre l’anno scorso abbiamo perso tutti. Ho intravisto la delusione nei loro occhi, questo è positivo”.

Osimhen è apparso “dentro” la squadra in questi primi giorni di ritiro, lei come l’ha visto?

“La cosa più difficile è stata rimettere il Napoli al centro di tutto. Questo ci permette di fare un passo avanti, io mi sono espresso chiaramente, quando hai una visione chiara difficilmente puoi andare contro. La cosa più difficile è stato riallineare il club affinché sia di nuovo protagonista. Osimhen è un top player, un professionista, ci ho parlato e sa benissimo cosa ho detto. Lui è un calciatore del Napoli, sa bene che se gioca per il Napoli deve lavorare e avere il giusto atteggiamento, anche se c’è un tipo di accordo che non sappiamo come andrà a finire. Quello che avverrà dopo è tutto relativo, per me conta il presente e l’atteggiamento che avrà oggi in allenamento”.

Il Napoli è dato dalle agenzie come terza possibile vincitrice dello scudetto. Secondo lei è stato annullato il gap dall’Inter?

“Difficile annullare quel gap in due giorni di lavoro. Questa è la realtà dei fatti, quando si fanno dei pronostici bisogna essere ragionevoli, altrimenti si rischia di dire qualcosa di non vero. Sappiamo che c’è questo distacco, in più è andato via Zielinski, andando proprio all’Inter. Non sappiamo come finirà l’accordo che potrebbe portarci a perdere Osimhen, il nostro giocatore più forte. A me non fanno paura le previsioni. Noi lasciamo parlare gli altri e restiamo concentrati. L’anno scorso abbiamo fatto un campionato assurdo e dobbiamo assolutamente migliorare, puntando a tornare nelle Coppe europee dalle porte principali, questo è il nostro obiettivo, altrimenti qualcuno dovrebbe rinchiudermi”.

Come sta vivendo personalmente questo ritiro a Dimaro?

“Ho provato una forte emozione nel tornare a vivere un ritiro in montagna con una squadra. Ho riscoperto queste emozioni forti, che mi hanno riportato al passato, in albergo c’era una foto del mio ritiro qui con il Siena”.

Qual è stata la sua attività principale con la società e la squadra per provare a ricominciare da zero?

“Arriviamo da un’annata fallimentare e inaspettata, dove tutti hanno commesso errori. Bisogna cercare di maneggiare con cura la squadra sia dopo una vittoria sia dopo una delusione. In quel caso ci può essere un eccesso in negativo. C’era un eccesso di negatività in tutta la piazza, dal presidente al tifoso. De Laurentiis era profondamente deluso, in quei casi si pensa che sia tutto sbagliato. Invece non possiamo pensare che sia tutto sbagliato, non si può mettere tutto in discussione, altrimenti ci vorrebbe una vita per ricostruire. Da persona seria, ho fatto un’analisi del Napoli: non era giusto ricostruire tutto da zero, ci sono valori che non possono essere ricostruiti nel giro di un anno. Il presidente ha svolto un lavoro importante per riallineare tutti, avallando determinate situazioni. Si è instaurato tra id noi un rapporto molto diretto, dove io dirò sempre ciò che penso, per il bene del Napoli. L’obiettivo era non distruggere tutto a causa di una forte delusione. Bisogna essere equilibrati, mantenendo vivi alcuni valori, altrimenti si rischia di essere una meteora”.

Lei ha parlato spesso di equilibrio: che lavoro si immagina per migliorare i problemi in difesa? Le caratteristiche di Buongiorno come possono aiutare la squadra?

“Nella mia testa questo mercato più aiutare a migliorare la rosa del Napoli, con pedine nuove che possono essere importanti per il presente e per il futuro del club. Avere preso Buongiorno nonostante il decimo posto deve farci la consapevolezza che anche sul mercato possiamo cogliere buone opportunità, anche senza fare la Champions. Stiamo facendo le cose nella maniera giusta, io ho chiesto chiarezza da parte del club, la società ha chiarito che non cambieremo strategia, investiremo i soldi che potrebbero arrivare da eventuali cessioni per fare altri acquisti, la strategia del Napoli non cambia”.

Di Lorenzo ha scritto una bella lettera confermando che resterà al Napoli, e anche per Kvara non dovrebbero esserci problemi….

“Il presidente mi aveva promesso questo ed è stato così. Grande merito va alla società, che ha agito nella giusta maniera. Sono due bravi ragazzi. Di Lorenzo si era legato a vita al Napoli, la grande delusione lo aveva condizionato. Io ho riportato equilibrio in questa delusione, provando a spiegare che non possiamo gettare anni di lavoro. Il club ha agito come doveva, in questo va dato merito al presidente”.

Per quanto riguarda il modulo, predilige una difesa a 4 oppure a 3?

“Noi lavoreremo su un tipo di costruzione che va bene sia per la difesa a 4, sia per la difesa a 3. Cambierà il tipo di pressione che puoi andare a fare in campo. Anche il mercato è stato fatto in funzione di questa idea: Buongiorno può giocare sia nella difesa a 4, sia nella difesa a 3. Anche Di Lorenzo può giocare sia da centrale sia da esterno. Cercheremo di valorizzare le caratteristiche dei nostri calciatori, dando spazio alla qualità di giocatori come Kvara e Politano. La situazione è chiara dal punto di vista tattico, non voglio una squadra passiva, la mia squadra deve fare la partita. Poi è chiaro che quando giochi contro una squadra più forte, devi anche saperti difendere”.

In questa sua idea tattica si aspetta l’arrivo di un nuovo centrocampista, avendo perso Zielinski?

“La coppia Lobotka-Anguissa è una delle più forti. Devo essere bravo a tirare fuori da Cajuste un po’ di cattiveria, perché ha delle potenzialità importanti. Anche Folorunsho può diventare un giocatore importante, ci dovrò lavorare. Durante questo ritiro farò delle valutazioni, le farò di mia spontanea volontà se ci sono situazioni da correggere. Tutti i giocatori devono essere consapevoli che a fine campionato saranno dei calciatori migliori. Noi dobbiamo diventare una squadra che deve dare fastidio agli altri. In questo momento non c’è in previsione l’arrivo di un nuovo centrocampista, in caso di cessione faremo delle valutazioni”.

Quanto può essere importante scrollarsi di dosso le delusioni per iniziare alla grande la stagione?

“Ho visto squadre partire a razzo e finire male. Non è questione di entusiasmo, si tratta di lavorare bene per costruire qualcosa di strutturato per tutta la stagione. Poi è chiaro che tutti vogliamo partire alla grande, farebbe sicuramente bene all’entusiasmo”.

Il primo a scendere dal pullman qui in ritiro è stato Oriali: che ruolo avrà in questa squadra?

“Ho avuto il piacere di conoscere Oriali in Nazionale. Mi era stato proposto dal presidente Tavecchio, dopo qualche ora di colloquio con Lele ho capito che era la persona giusta. Ho lavorato con lui anche all’Inter, ho chiesto di averlo con me anche al Napoli. Oriali è una persona che potrebbe anche stare a casa sua con i nipoti e le figlie, invece ha accettato di buon grado di fare questa esperienza. Lui è il mio braccio destro nella gestione della squadra, l’ho chiarito anche con i calciatori. Ha scritto la storia del calcio, ha fatto il dirigente in passato, è una persona fidata e di poche parole come piace a me, per me è molto importante, mi ha fatto paicere che sia arrivato qui al Napoli con grande entusiasmo”.

La preparazione fisica non è andata bene l’anno scorso. Come è stato il suo impatto in questo senso sulla squadra?

“Appena siamo arrivati qui a Dimaro, abbiamo fatto un allenamento per smaltire il viaggio. Ieri abbiamo iniziato a lavorare in maniera giusta, non possiamo subito applicare un approccio tosto. Abbiamo iniziato a lavorare sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista tattico. Ho trovato nei ragazzi grande disponibilità. Se vuoi fare un calcio aggressivo, devi avere l’intensità nelle gambe, quindi cercheremo di lavorare il giusto. Io ho lavorato veramente tanto da calciatore 20 anni fa, non c’è paragone con il lavoro fisico che viene svolto oggi. E’ inevitabile che ci vorrà un periodo di adattamento, è una metodologia che ha sempre dato dei grandi frutti, includendo anche un miglioramento a livello di stress e di resilienza”.

Lei parla sempre in prima persona, anche della passata stagione. Allenando questo ragazzi, qual è il reparto che deve essere subito sistemato?

“Non possiamo pensare che il fatto di subire gol sia colpa soltanto della difesa. Tutta la fase difensiva è stata fatta in modo superficiale, meno feroce. Nell’anno dello scudetto c’era più determinazione, più attenzione. Non c’era quella rabbia e quella sana paura di pensare che possiamo subire gol. I dettagli fanno la differenza in un top club. Noi dobbiamo ritrovare quella ferocia che i calciatori avevano due anni fa per fare bene entrambi le fasi: quella difensiva e quella offensiva. Non possiamo pensare di tornare in Europa con tutti questi gol subiti”.

Qual è la migliore posizione in campo per Raspadori e Lindstrom?

“Ho incontrato Lindstrom in Champions League, lui giocava sotto punta, allargandosi sulla fascia. Cercheremo di rispettare le sue caratteristiche come per tutti gli altri. Per me Raspadori è un calciatore che non può andare sulla fascia, giocherà dentro come uno dei due sotto punta. Quindi diciamo che metteremo tutti i calciatori nelle migliori condizioni per esaltare le loro caratteristiche. Voglio delle risposte forti da parte di tutti”.

Rispetto a 15 anni, che ricordo ha di Dimaro e cosa ha potuto notare di diverso come accoglienza e infrastrutture?

“Rispetto al 2010, quando sono venuto qui con il Siena, sono cambiate molte cose. Il fatto di dover ospitare una società come il Napoli e tutto l’indotto del tifoso napoletano, abbia portato a migliorare tutte le strutture, per rendere più gradevole la situazione sia alla squadra sia ai tifosi. Vedere tutta questa gente qui, così vicino a noi, è incredibile. I tifosi presenti sono veramente tanti, il nostro tifosi in questo modo può fare le vacanze insieme a noi”.

Spagna-Inghilterra, da Madrid a Wembley, passando per Berlino: i precedenti

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ESULTANZA INGHILTERRA CON SAKA E BELLINGHAM ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Spagna-Inghilterra, verso la notte della gloria

Prima finale di Europeo tra Inghilterra e Spagna, in programma domani alle 21 a Berlino. Sono 27 le sfide complessive tra le Furie Rosse e Tre Leoni, con bilancio favorevole a questi ultimi, avanti per 14 successi a 10, con al centro 3 pareggi. Una prima finale sì, ma non la prima volta in un Europeo. L’ultima gara tra le due nazionali in questa competizione risale al 1996, Europeo disputato, per l’appunto, in terra inglese. Facciamo un passo indietro e torniamo al 1980. Ultima partita della fase a gironi, entrambe con un solo punto conquistato e ancora tutto in bilico, chi vince risveglia le speranze di passaggio del turno, non dipendenti dal solo esito della sfida. L’Inghilterra parte subito bene e trova la rete del vantaggio con Trevor Brooking. La reazione spagnola non tarda a portare risultati, e arriva, di conseguenza, il gol del pari di Dani, su calcio di rigore, a pochissimo dall’inizio della ripresa. Il calciatore spagnolo è protagonista di un episodio chiave, quello del penalty calciato e sbagliato poco più tardi, che condiziona la gara e porta l’ago della bilancia in favore degli inglesi, pronti a cogliere l’occasione di rilancio e riportarsi in vantaggio: gol di Tony Woodcock. Una vittoria senza gloria, con soli vinti e senza trionfatori, entrambe eliminate e critica feroce della stampa spagnola nei confronti della propria nazionale.

Mondiale 1982, 5 luglio, Madrid, con gli iberici padroni di casa della manifestazione e un momento storico particolare, quello della guerra delle Falkland. La sfida è spenta, sino all’ultima mezz’ora di gara. In campo scende Keegan, giocatore dell’Amburgo, che prova a cambiare le sorti della sfida. Il destino non è benevolo con i Tre Leoni e il neo entrato, sopra citato, spedisce da pochi passi, di testa, un pallone sul fondo, nella disperazione sua e dei suoi tifosi: 0-0.

Cambio casa, quattordici anni più tardi. 1996. Europeo nelle terre britanniche. Quarto di finale. Spagnoli alle magnifiche otto dopo aver superato la Francia, i padroni di casa, nel grande entusiasmo collettivo, hanno surclassato l’Olanda per 4-1. Furie rosse organizzatissime, che provano a colpire alle spalle la difesa avversaria. Le occasioni più clamorose sono quelle di Manjarin, disinnescato da una grande parata di Seaman, e di Shearer, che si divora un gol da pochi passi e porta sguarnita, non da lui se si guarda la sua storia. Altro 0-0, ma questa volta c’è il dischetto di mezzo. L’estremo difensore inglese ipnotizza Hierro e Nadal: Inghilterra in semifinale.

Le ultime due, fuori dai grandi tornei, risalgono alla Nations League 2018, si sono concluse con una vittoria per parte: 1-2 in Inghilterra, 2-3 a Siviglia. Torniamo in Germania per riscrivere un nuovo capitolo di una storica rivalità.

Milan, Abraham obiettivo concreto: ma serve una contropartita tecnica per abbassare il prezzo

roma calcio
TAMMY ABRAHAM SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

La priorità del Milan sul mercato è l’attaccante. Oltre ad Alvaro Morata, la volontà della società è quella di prenderne un altro. Un nome che può scaldarsi di qui a poco è quello di Tammy Abraham, un profilo che stuzzica sia la dirigenza che Paulo Fonseca.

Jovic, Okafor, Saelemaekers possibili contropartite | Da capire l’interesse della Roma

Il centravanti inglese è in uscita dalla Roma e, secondo quanto si legge sull’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, il Milan starebbe pensando di proporre uno scambio. Si è già parlato di una possibile contropartita individuata in Luka Jovic, con la compagine meneghina che ovviamente aggiungerebbe un conguaglio per soddisfare i giallorossi.

La Rosea fa anche altre ipotesi, sottolineando che si parla però soltanto di ipotesi: Noah Okafor, reduce da un Europeo da zero minuti con la Svizzera, potrebbe finire nell’operazione; un altro nome spendibile potrebbe essere quello di Alexis Saelemaekers, di ritorno dal prestito al Bologna.

Taremi-Inter, arrivata l’ufficialità | Le prime parole del nuovo attaccante nerazzurro

L’ISRAELIANO DEL PORTO MEHDI TAREMI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Mehdi Taremi è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter (fino al 2027)Dopo l’annuncio di stamani, ecco le prime parole rilasciate in esclusiva a Inter TV, dell’attaccante classe 1992 che arriva a parametro zero dal Porto.

Benvenuto all’Inter Mehdi! Che emozioni provi oggi ad aver firmato il tuo contratto con l’Inter?
“Sono molto contento di essere qui oggi, per me è un sogno che si avvera. Mi sento bene e sono molto felice, devo dire che questo è il momento più bello della mia vita”.

Sei il primo giocatore iraniano della storia dell’Inter, quanto ti rende orgoglioso?
“Sì ne ero consapevole e sono molto orgoglioso. Ho fatto il possibile per trovarmi qui oggi e alla fine ci sono riuscito”.

Stai per affrontare un nuovo Campionato, la Serie A: che cosa pensi e quali sono gli aspetti che ti hanno colpito di più?
“La Serie A è uno dei Campionati più prestigiosi al mondo, cercherò di fare il mio meglio così come ho sempre fatto fino ad oggi. Voglio dare il meglio di me qui all’Inter”.

Da attaccante come ti definiresti come giocatore?
“Da attaccante devo fare gol e servire assist. Devo vincere le partite che è la cosa più importante per la squadra”.

Quale pensi possa essere il tuo contributo alla squadra Campione d’Italia?
“Sono all’Inter, un grande Club. Si tratta di vincere più partite possibile, dobbiamo concentrarci su questo obiettivo e dare il massimo per raggiungerlo. Vincere è un qualcosa che si ottiene grazie all’aiuto di tutti: lo staff, i giocatori e tutto il Club, passo dopo passo fino alla meta finale”.

Tuo padre giocava a calcio: è stato questo a spingerti verso il mondo del calcio? In che ruolo che giocava?
“Mio padre è una leggenda del calcio nella mia città natale. Io ho iniziato a giocare a calcio da bambino, da quando avevo sei anni e lui mi ha sempre sostenuto, mi ha fatto diventare quello che sono oggi. Mi ha sempre seguito negli allenamenti, è stato un percorso molto bello per me”.

Hai un soprannome che i tifosi nerazzurri possono usare?
“Quando ero al Porto mi chiamavano “Prince of Persia”, ma vediamo…”

C’è un messaggio che vuoi dare ai tuoi nuovi tifosi?
“Certo, sono qui per dare il mio contributo, mi piacerebbe celebrare con loro tante vittorie da qui in poi, in tutte le competizioni in cui giocheremo. Prometto che farò del mio meglio per loro e che festeggeremo tutti insieme”.