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La Juventus studia due contropartite da inserire per aggiudicarsi Koopmeiners | I dettagli

atalanta calcio
la grinta di Teun Koopmeiners ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

Koopmeiners lascerà Bergamo a fine stagione come lo ha annunciato lui stesso qualche giorno fa, la Juventus è in pole per cercare di acquistarlo per in estate anche se è forte l’interesse anche del Liverpool. L’olandese ha già trovato l’accordo con i bianconeri sul nodo ingaggio, più di 4 milioni l’anno. Manca il costo del cartellino che è molto alto.

Juventus, Soulè e Huijsen le contropartite per convincere l’Atalanta

L’Atalanta vorrebbe cederlo secondo quanto riferisce il “Corriere dello Sport” a una cifra non inferiore ai 60 milioni di euro. Costo elevato per la Juventus, che per questo motivo puntano a delle contropartite tecniche per far abbassare la cifra che chiedono i bergamaschi. Soulè e Huijsen che torneranno dai loro rispettivi prestiti sono i primi indiziati. Due giocatori che potrebbero fare molto comodo a Gasperini soprattutto il difensore in prestito alla Roma. I costi dei cartellini sono per Soulè intorno ai 25 milioni di euro, mentre per Huijsen tra i 10 e i 15 milioni. Una bella opportunità per la Juventus per cercare di convincere l’Atalanta a cedere il loro centrocampista olandese.

Ennesimo episodio di violenza nel calcio giovanile. In quale direzione stiamo andando?

Calcio femminile Arabia Saudita

Campionato giovanile, dirigente accompagnatore insulta e intimidisce un giovane direttore di gara, partita sospesa

La condanna di un episodio di violenza, dentro e fuori dal campo da gioco, è sempre un dovere, etico e morale, ma una ennesima situazione di questo tipo avvenuta in una partita tra ragazzini lancia un allarme ben più grande. Il tutto nasce dalla sfida tra Città di Aprilia e FC Campo di Carne, valida per il campionato Under 16. Non passa molto quanto, intorno al minuto 20, un dirigente accompagnatore della società ospitante, Città di Aprilia, che non aveva gradito talune scelte arbitrali, entra sul terreno di gioco puntando dritto verso il direttore di gara per insultarlo e minacciarlo. Quest’ultimo, dopo aver subito ingiurie e intimidazioni, sospende la gara, sotto lo sguardo attonito dei ragazzi in campo. A seguito dell’allontanamento del dirigente, la sfida è ripresa fino al fischio finale della prima frazione. Il giovane arbitro, scosso dal fatto, ha deciso di interrompere in maniera permanente la partita e di non riprendere il secondo tempo. Nelle scorse ore, poi, è giunta la decisione da parte del Giudice sportivo di squalificare il protagonista dello scellerato accaduto. Tuttavia, lo stesso Giudice, non ha preso di buon grado la decisione del direttore di gara di non scendere in campo per la ripresa, ritendendo la scelta “fondata su un mero timore soggettivo dello stesso, non suffragato da elementi tali da giustificare una sospensione, considerato che anche dopo l’espulsione del dirigente avvenuta al 20’ del primo tempo, la gara è poi proseguita senza ulteriori episodi tali da compromettere la prosecuzione della gara”. Al netto di quanto avvenuto sul campo, il presidente dell’Aprilia ha chiarito: “Abbiamo immediatamente condannato il comportamento avuto dal nostro dirigente accompagnatore lo abbiamo allontanato perché è andato oltre. Il suo atteggiamento non rientra nel nostro codice sportivo. Per questo non ricoprirà più alcun ruolo ufficiale all’interno della società. Detto questo, posso dire con estrema onestà che, comunque, l’arbitro non ha mai corso pericoli oggettivi per la sua incolumità. Nessuno ha mai corso rischi. Ciò non giustifica comunque l’atteggiamento tenuto dal nostro dirigente, soprattutto in virtù del fatto che era una partita tra ragazzi. Davanti a loro bisogna essere sempre molto attenti e responsabili nell’avere i comportamenti giusti e corretti”.

Inter, la dirigenza alla ricerca di un nuovo difensore | Dalla soluzione interna a due nomi importanti

Marotta e Ausilio
GIUSEPPE MAROTTA E PIERO AUSILIO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il caso Acerbi potrebbe portare a una lunga squalifica del centrale difensivo nerazzurro. Proprio per questo motivo l’Inter potrebbe correre ai ripari in difesa, vista anche la possibile assenza di De Vrij che è fuori per infortunio.

Inter, Smalling e Kim le prime idee per il nuovo centrale difensivo

Con l’Inter che rischierebbe di essere in emergenza per le prossime gare di campionato, vista l’alta possibilità di una squalifica per Acerbi dopo i fatti di Inter-Napoli con Juan Jesus, per il finale di stagione Inzaghi potrebbe andare leggermente in difficoltà nelle scelte obbligate in difesa. Ma è molto probabile che il nuovo arrivo in difesa possa arrivare comunque anche senza la squalifica di Acerbi, visto che sia il difensore ex Lazio che De Vrij si avvicinano a una soglia di un’età importante. Ringiovanire il reparto con una nuova soluzione può essere sicuramente una mossa che la dirigenza vorrà fare. I primi nomi per quando si riaprirà il mercato sono Smalling e Kim, anche se per quest’ultimo il Bayern dovrebbe aprire al prestito. Sarebbe più economica invece la scelta low cost come fu con Acerbi, e l’inglese difensore della Roma potrebbe fare il caso dell’Inter. La soluzione interna invece per queste ultime nove partite dovesse arrivare la squalifica di Acerbi, sarebbe Bisseck che tanto sta facendo bene nelle sue uscite quando ha giocato da titolare. Questo ciò che analizza e afferma la “Gazzetta dello Sport”.

 

Juventus, Calvo: “Mondiale per club una grandissima opportunità. Serie A in terza fila rispetto a Liga e Premier”

Juventus
I TIFOSI DELLA JUVENTUS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervistato da “Calcio e Finanza”, Francesco Calvo, ex dirigente della Roma, e ora alla Juventus ha parlato di tanti temi dal brand al Mondiale per Club.

Calvo: “Il nome Juventus per noi è solo un vantaggio”

Queste le parole riportate da Tuttojuve.com:

Il mondiale per club?“Per noi è una grandissima opportunità, era estremamente importante qualificarci per il futuro della Juventus non solo per quanto riguarda il tema della sostenibilità economica ma anche per la forza commerciale e l’appeal che il nostro club potrà avere a livello internazionale. Questo detto, c’è un elemento di curiosità per capire come sarà questo Mondiale nella sua prima edizione, con 32 club per un mese negli USA. Infatti non sappiamo bene ancora quale sarà l’impatto del torneo, visto che sarà in un momento della stagione particolare considerando che si giocherà tra metà giugno a metà luglio, sarà molto interessante”.

Se è un vantaggio giocare negli USA? “Il fatto di essere negli USA è notevolmente interessante, quello nordamericano è un mercato che sta crescendo, anche se non al livello degli altri sport americani tradizionali, visto che comunque il calcio negli USA resta marginale rispetto agli altri sport.  Però prima ci sarà il Mondiale per Club nel 2025 e poi la Coppa del Mondo nel 2026, quindi speriamo che anche lì con la crescita della MLS negli ultimi anni e l’arrivo di Messi, il calcio riesca veramente a sfondare”.

L’espansione ad Hong Kong? “È un tema sicuramente importante, il calcio è uno sport globale e dobbiamo riuscire a conquistare una audience planetaria. Noi abbiamo un ufficio a Hong Kong con sette persone che però, ahimé è nato nel momento sbagliato ovverosia nel settembre 2019, data a cui sono seguite a stretto giro le proteste per strada a Hong Kong, poi è arrivato il Covid e infine le problematiche legate alla Juventus negli ultimi due anni. Però commercialmente è una spinta importante sui ricavi visto che garantisce circa 7 milioni con una spesa di un milione. Soprattutto in un mondo che difficilmente riusciremmo a raggiungere da Torino”.

Se incide non avere base a Milano? A livello prettamente commerciale Milano offre opportunità superiori rispetto a Torino. Il nostro team commerciale è stabilmente nel capoluogo lombardo, che alla fine è il centro economico italiano. Parlavo con dei colleghi di Ferrari: Maranello è un paesino nel modenese, visitarlo è un’esperienza incredibile, però anche loro hanno aperto un ufficio a Milano che commercialmente conviene anche solo per comodità. Noi per quanto siamo vicini, scontiamo questo problema. Ogni tanto sogno di essere a Milano come società, ma ci sono già due squadre e non ci sarebbe spazio. Detto questo, siamo orgogliosi di poter rappresentare Torino nel mondo, una città a cui siamo storicamente molto legati e che anche i nostri tifosi, italiani e internazionali, considerano casa, una città alla quale Juventus apporta valore in termini di notorietà ed in termini economici, visto l’impatto che ogni partita della Juventus ha sul territorio”.

La quotazione in borsa? “Nell’attività commerciale è assolutamente indifferente, le criticità che vedo sono che tutti lavoriamo di più per quelli che sono gli obblighi di Borsa e parlo in generale dell’azienda, questo è un aspetto negativo. Inoltre essere sui listini ci dà degli obblighi di trasparenza nei confronti del mercato per cui io magari faccio fatica a raccogliere informazioni e dati legati ad accordi di altri aziende mentre noi dobbiamo dare visibilità pubblica per qualsiasi accordo di una certa dimensione. Questo non è mai piacevole. Dà l’impressione di essere il Manchester United italiano, inteso come azienda? Magari sono loro che possono essere ritenuti la Juventus inglese, mi piace di più (ride, ndr)”.

L’odio per la Juve un problema per attrarre sponsor? “Per quanto il calcio possa essere divisivo, il nome Juventus rappresenta molto più un vantaggio che uno svantaggio. Non vediamo grandi problemi o aziende che hanno paura di legarsi alla Juventus pensando alle conseguenze legate agli altri tifosi. Anzi pensano molto più al nostro enorme numero di tifosi. All’estero non c’è nemmeno l’ipotetico aspetto negativo legato alla rivalità italiana, perché la Juventus ha una storia e anche un presente molto importanti che all’estero ci mette alla pari dei grandi club europei.

Tik Tok? Sicuramente è un ambito in cui sono opportunità di crescita, nelle piattaforme legate ai giovani siamo il quarto/quinto club di calcio al mondo e siamo il primo brand italiano sul digital in generale e su TikTok, dove siamo tra i primi dieci per quanto riguarda i club di calcio.

Serie A meno redditizia rispetto ai competitor? “Quello che ci penalizza rispetto ai nostri competitor europei è la struttura che abbiamo alla base, perché la Serie A oggi non è un sistema sviluppato quanto la Premier League inglese e la Liga spagnola. Non ha la stessa diffusione televisiva in tutto il mondo. In particolare oggi si sente molto la differenza tra la Serie A e la Premier League, non con la Liga. Anche perché la Serie A ha un vantaggio di storia e di valore del brand Italia nonché delle squadre di calcio”. 

Se questo dislivello si riflette anche sul calciomercato? “Corretto. Basti pensare che nel 2013 la Juventus vendette Ogbonna al West Ham e molti di noi erano stupiti che il West Ham si potesse permettere di prendere un giocatore che era nazionale italiano ed era alla Juventus. Allora era un segnale di allarme e oggi è la norma. Oggi i nostri giocatori possono andare o alle grandi europee o alle medio-basse inglesi che hanno più risorse di noi. Fa spavento pensare che l’ultima squadra inglese incassi più della prima italiana. Si parla sempre delle prime cinque leghe d’Europa, ma in realtà ce n’è una che è l’Inghilterra, dietro c’è la Spagna e poi ce ne sono tre che sono Italia, Francia e Germania”.

Come risolvere il problema? “È un nodo che ha origine tanti anni fa. Intanto l’Italia il cui Pil non cresce ormai da 20 anni a differenza di altri Paesi europei, poi non abbiamo mai investito negli stadi tranne noi, l’Udinese e l’Atalanta. D’altronde abbiamo visto i problemi che ci sono in qualunque città italiana quando si parla di nuovi stadi. Detto questo, c’è poi un aspetto fondamentale: se il Paese non cresce, se la burocrazia ti ostacola e poi se hai una sistema Serie A che non è ancora al livello della miglior lega europea, diventa molto difficile crescere. È il vero limite che sentiamo oggi, anche se noi facciamo tutto perfetto, e dobbiamo fare tutto perfetto perché non siamo ancora in quella situazione, sappiamo che abbiamo un limite fisiologico di crescita”.

Nella Liga il presidente ha tutti i poteri. “È una situazione simile a quella che avevamo in Italia negli anni ‘90 e all’inizio duemila, quando la Serie A e la Serie B erano insieme in un’unica lega. In quel contesto il calcio funzionava forse meglio, era un business diverso, più piccolo però si decideva. Detto questo, la Serie A, nonostante a volte siamo molto bravi a mostrare all’esterno la faccia peggiore del calcio italiano, il movimento si sta sviluppando e sta investendo per crescere, però serve del tempo per vedere i risultati”.

Come punta a crescere la Serie A? “Negli ultimi 5 anni la Lega ha iniziato un processo di professionalizzazione, creato dipartimenti professionali (competizioni, editoriale, produzione, diritti tv, commerciale e marketing) ed i risultati si stanno iniziando a vedere: ad esempio, i ricavi commerciali sono raddoppiati rispetto al ciclo pre-covid e questa è la testimonianza di un calcio italiano che cresce e di una lega che lavora bene. E anche sportivamente, come vediamo costantemente nelle competizioni europee il cui ranking è il risultato, il calcio italiano funziona bene”.

Adli: “Non penso al futuro, qui ho un rapporto speciale con tutti. Ibra importante”

serie a tim 2023 2024: frosinone vs milan
YACINE ADLI PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervenuto nel corso della trasmissione Milan Media House ‘Unlocker Room’, Yacine Adli ha parlato della sua infanzia e non solo. Queste le parole riportate da Milanews.it.

Adli: “Incontrare Maldini è stato importante”

Sei mai stati in un podcast? E’ la prima volta? Interviste tante podcast mai?
“Sisi, è la prima volta”.

Che bambino era Yacine Adli, che ricordi hai?
“Yacine Adli è un bambino che è cresciuto semplicemente, come penso tanti altri bambini. Sono nato a Villejuif, vicino Parigi, ho un fratello, una sorella, io sono il più giovane. I miei genitori hanno sempre cercato di darmi delle opportunità, non rimanere a casa. Ho fatto tante cose. Mio padre quando ero piccolo mi iscrisse al Judo, facevo anche scacchi, solfeggio, violino. Avevo tanti impegni e facevo tante cose, e dopo è venuto il calcio e mi ha presto la vita”.

Raccontaci un po’ di Parigi, Villejuif. Com’era?
“Non ti dico che Villejuif è il ghetto, ma è una città tranquilla dove si vive insieme e forse se uno viene da fuori ti può dire che è una città un po’ strana, ma io che cono cresciuto là, conosco tutta la gente, quindi mi sento bene là”.

Raccontaci: i tuoi genitori sono arrivati in Francia dall’Algeria?
“Il mio papà è arrivato in Francia che aveva 9 anni, lui è del ’65. Dopo quando è tornato in Algeria è stato seguito anche dalla mia mamma, che è venuta dopo in Francia. Il mio papà parlava già francese, era integrato, e quando arrivi da bambino è più facile. Per la mia mama invece è stato un po’ più duro, ma lei ha lavorato tanto per imparare la lingua, per trovare il lavoro. I miei genitori hanno subito preso il buon treno per andare avanti insieme e poi hanno avuto i bambini”.

Non voglio focalizzarmi sul calcio: che rapporto hai con l’Algeria? Ad esempio ho letto che fai arrivare l’olio da tuo zio. Ti capita di andarci, ci sei mai andato?
“Si sono andato ma adesso sono quasi 12 anni che manco. Ho un rapporto legato ai miei genitori, a quello che contano per me. C’è tutta la famiglia di mamma lì, lei spesso va in Algeria, fa parte della nostra cultura. Abbiamo una famiglia di braccianti, quindi siamo gente semplice e siamo felici con poco. Abbiamo dei valori e sappiamo da dove siamo venuti”.

Qual è l’insegnamento dei tuoi genitori che porti più a cuore?
“Essere un uomo buono. Avere sempre un buon atteggiamento con chiunque”.

Da bambino hai dei flash delle vacanze?
“Ho pochissimi ricordi di quando ero piccolino, perché nel 2012 abbiamo vissuto in famiglia un momento difficile, mia sorella ha avuto un cancro, e questo non lo so se mi ha bloccato ma mi ricordo di pochissime cose prima di questo. Vedere i miei genitori preoccupati, la famiglia in dubbio, mi ha fatto questo effetto. Per noi la famiglia è troppo importante”.

Che rapporto hai con la religione?
“La religione per me è tutto. E’ questo che mi insegna il mio atteggiamento, che mi aiuta nei momenti buoni come nei momenti difficili. Preferisco tenere questa cosa personale, ma per me è tutto”.

Nel 2024 vuoi essere un uomo migliore, un marito migliore, un papà migliore, un compagno migliore, frase che hai detto tu dopo Empoli. Nell’ordine priorità, dunque, famiglia e persona prima di tutto, e mi lego a quello che hai detto prima sugli insegnamenti della tua famiglia. 
“Si mai in realtà tutto questo è legato a una cosa: la soddisfazione di Dio. E’ questo che mi fa pensare così. Comportarmi bene con i miei genitori, con la mia famiglia,  fare il mio ruolo da papà, comportarmi bene con la gente, essere un uomo buono. Tutto questo è fatto per ottenere la soddisfazione di Dio, e lo faccio per questo. E’ questo quello che mi fa evitare di far sbagliare il meno possibile”.

Qual è il numero più importante che hai i rubrica?
“Zlatan Ibrahimovic, ma ho anche Kylian Mbappé, anche se credo abbia cambiato numero”.

Tu hai un rapporto speciale con questi due ragazzi (Leao e Bennacer ndr), vero?
“Io ho un rapporto speciale con tutti, ed è questa la differenza. Si non possono dire che loro sono miei compagni, ma di più. Sanno tutti che qualcuno ha bisogno di qualsiasi cosa io ci sono, sul campo o fuori dal campo, ovunque”.

Ci ha stupito molto il tuo essere uomo spogliatoio. Questo legame con i tifosi, con i compagni. Sei sempre stato così o…?
“Sono sempre stato così, ma fa parte del mio modo di essere. A volte la gente può pensare che io faccio questo così che la gente possa parlare bene di me, ma in realtà lo faccio perché sono fatto così. Non voglio nasconderlo, sono fatto così”.

Come ti chiamano, qual è il tuo soprannome, quello che senti tuo?
“Yas. ma alle volte mi chiamano anche il pianista, il pittore…Il soprannome il pianista è nato dal fatto che mia sorella lo suonava, mi è sempre piaciuto, e qualche volte ho cercato di suonarlo con lei. Ma io sono più per il violino, anche se in realtà sono conosciuto per il canto”.

A fronte di questa tua passione per il canto, non possiamo non chiederti di cantare uno dei cori che canti sotto la curva. Sei un idolo dei tifosi secondo me perché viene fuori l’uomo. Hai ragione, la gente percepisce la tua energia, e quello che traspare, e quindi canterei con te tutti insieme, partendo da te, ‘Da quand’ero piccolino’…
“Da quand’ero piccolino io mi innamorai di te, il mio cuore che batteva non mi chiedere perché, non te lo posso spiegar. non potrai capire mai, quanto è bello l’AC Milan quanto è bello essere noi. Io per sempre ci sarà, quando il Milan giocherà, come quando da bambino la guardavo con papà. Bandito, una vita accanto al diavolo, e la sciarpa rossonera, con orgoglio indosserà, e fiero, di aver scelto sempre e solo te, ogni giorno nella vita, cosa più bella non c’è (intonano il noto coro della Curva Sud Milano ‘Bandito’ ndr)”.

Fra l’altro tu hai imparato l’italiano velocissimo
“Si l’ho imparato veloce. Non ho fatto lezione. Sono uno che parla tanto, quindi per uno come me è più facile”.

Rapporto con lo spogliatoio, dicci qualcosa. I tifosi vogliono sapere: chi è quello che entra sempre felice, quello che canta? Dacci qualche chicchetta croccante
“Forse per questo faccio parte della vecchia scuola: quello che succede nello spogliatoio rimane nello spogliatoio. Non ti posso dire niente”.

Dei francesi della storia del Milan, esclusi i tre di ora, conosci qualcuno personalmente?
“No, ho visto una volta Papin quando giocavo per la Francia U17. Abbiamo fatto una partita contro la Germania, segnai, e lui mi venne a vedere”.

Alla fine della tua esperienza al Milan, fra 62 anni, Adli dove vuole andare?
“Rimanere nella storia del Milan è diffiicle, devo fare tante cose. Quindi non lo so, vedremo. Non sono uno che parla del futuro”.

A proposito di futuro, a noi incuriosisce sapere se hai qualche idea post carriera, su cosa fare dopo. E’ chiaro che è molto presto, ma investimenti, stai mettendo via qualcosa…
“Nono, non guardo così lontano. Se torniamo anche sulla religione, noi sfruttiamo sempre il momento, il presente, perché non sappiamo se saremo vivi domani”.

Come hai conosciuto la tua ragazza?
“Ho avuto una sola ragazza nella mia vita, lei, e non so se ci so fare con le ragazze. Con lei è andata bene, ma è un po’ il mio punto debole. Forse non sarà contenta, ma non parlo mai di lei, preferisco tenere tutto quello che penso di lei per me”.

Con Instagram invece che rapporto hai. Lì ti scrivono i tifosi, leggi o troppo impegnativo?
“Leggo poco, però seguo quello che succede su Instagram. Faccio i post per il post partita, me è un rapporto tranquillo”.

Sulla foto con Okafor e Reijnders in montagna, andata super virale fra i tifosi del Milan al momento della pubblicazione
“Si avevamo due giorni liberi, quindi siamo andanti in montagna insieme. Abbiamo fatto un pranzo, all’inizio abbiamo detto ‘Dai facciamo il pranzo fuori’, poi quando ci siamo tolti i guanti per mangiare ci siamo resi conti faceva un freddo incredibile. Quindi siamo entrati dentro ed abbiamo trovato queste pellicce abbiamo detto ‘Dai, facciamo una foto così’. E quando siamo andati là, Tijjani ci ha fatto un regalo portando un paio di occhiali per tutti, quindi li abbiamo messi e ci siamo fatti questa foto, un bel ricordo”.

Tu sei organizzatore di feste, quello che fa più scherzi
“In realtà quello che fa più scherzi di tutti è Florenzi. Scherziamo tutti i giorni”.

Quando è stata l’ultima volta che hai pianto e perché?
“Non lo so. A volte a me piace piangere per niente. Mi piace creare delle storie nella mia testa, come ‘Cosa faccio se rimango da solo senza bambini’, oppure ‘Se non ho più Dio con me’. Mi fa bene. Prima della partita, però non penso a niente, cerco di divertirmi e far divertire il tifoso”.

Come le vivi le 24 ore prima della partita?
“Prima, quando ero più giovane, ero veramente concentrato sulla partita. Non era per me il miglior modo di essere. Adesso sono tranquillo, non ci penso proprio, ci penso solo nel momento in cui l’arbitro fischia l’inizio. Prima della partita faccio una giornata veramente banale, sono in camera, guardo qualcosa sul telefono, faccio le preghiere, faccio delle lezioni di arabo con i miei professori..”.

Hai qualche scaramanzia?
“No, zero”.

Quali sono stati gli incontri più incredibili della tua carriera?
“Il mio procuratore, con cui ho un rapporto incredibile. E’ come se facesse parte della mia famiglia, lo ascolto come un grande fratello, quasi un papà. Paolo Maldini, il suo incontro mi ha fatto crescere. Mike Maignan, mi ha dato tanto. Però penso che tutte le persone che incontri sono importanti. Non voglio essere banale, ma hai sempre da imparare da chiunque incontri, per questo devi avere sempre gli occhi aperti e le orecchie pronte ad ascoltare, perché anche se a volte pensi non hai più da imparare c’è sempre. Come una persona c’è anche un professore, un Sheikh dell’Islam che mi ha fatto imparare tante cose”.

Qual è la cosa più infantile che fai tutt’ora?
“Le figure Panini”.

Puoi esprimere tre desideri
“La salute, essere felici e vincere”.